BERGOGLIO risponde a EUGENIO SCALFARI-Pagina 2

BERGOGLIO risponde a EUGENIO SCALFARI-Pagina 2

 Papa-croce

PAPA FRANCESCO
SCRIVE A REPUBBLICA  PAG. 2



 
AMICI DEL MONDO, NEMICI DI DIO


Questa disposizione clericale favorevole al compromesso si osserva anche nella seconda circostanza menzionata da papa Bergoglio, quando ha affermato che “la fede non è intransigente”.
L’espressione è presentata in chiave positiva, ma in realtà rivela tutta la disponibilità della Chiesa a conformarsi al mondo. Il pensiero di Dio riguardo al mondo (inteso come società umana alienata da Dio) è antitetico rispetto a quello della Chiesa Cattolica. Al riguardo si legge:
Poiché la parola del palo di tortura è stoltezza per quelli che periscono, ma per noi che siamo salvati è potenza di Dio. 19 Poiché è scritto: “Farò perire la sapienza dei saggi, e spazzerò via l’intelligenza degli intellettuali”. 20 Dov’è il saggio? Dove lo scriba? Dove il contenditore di questo sistema di cose? Non ha Dio reso stolta la sapienza del mondo? 21 Poiché siccome, nella sapienza di Dio, il mondo per mezzo della propria sapienza non ha conosciuto Dio, Dio ha ritenuto bene di salvare quelli che credono per mezzo della stoltezza di ciò che viene predicato”. — 1 Corinti 1:18-21, TNM.

Naturalmente chi è completamente nell’errore e nel peccato è il mondo, che si trova nella totale ignoranza riguardo a Dio e al Suo proposito. Poiché il mondo è anche arrogante, oltre che ignorante, giudica la sapienza di Dio espressa nel suo provvedimento per la salvezza mediante Cristo come “stoltezza”. Ciò che Dio usa per salvare le persone è considerato stolto dal mondo. Pertanto la fede cristiana è giustamente intransigente verso il mondo e la sua falsa sapienza.
Di conseguenza, anche su questo secondo punto che riguarda l’antitesi fra la sapienza di Dio e la sapienza del mondo, papa Bergoglio si sbaglia grandemente, mostrando di avere le idee completamente confuse in campo spirituale. Che il pontefice menzioni a Scalfari il suo incontro personale con Gesù non fa che peggiorare le cose, perché se Bergoglio è sviato su Dio lo è anche su Cristo. Lo stesso Gesù ha indicato che questo sarebbe stato il vero problema di coloro che lo avrebbero malamente ed erroneamente interpretato nella presunzione d’essere suoi discepoli. Al riguardo si legge:

Non chiunque mi dice: ‘Signore, Signore’, entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. Molti mi diranno in quel giorno: ‘Signore, Signore, non abbiamo profetizzato in nome tuo, e in nome tuo espulso demoni, e in nome tuo compiuto molte opere potenti?’ E allora io confesserò loro: Non vi ho mai conosciuti! Andatevene via da me, operatori d’illegalità”. (Matteo 7:21-23, TNM) La versione neotestamentaria Nuova Riveduta traduce così il v. 23: "Io non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, malfattori!"

Il fatto che papa Bergoglio presenti ad Eugenio Scalfari il suo personale “incontro con Gesù” come elemento essenziale della sua fede in Cristo assume invece, seppure all’insaputa del suo illustre interlocutore ateo, un fattore assolutamente negativo in riferimento alla sua pretesa fede in Gesù, perché in base a quanto ha indicato Gesù in Matteo 7:21-23, non è ciò che l’uomo religioso pensa di essere in relazione a Cristo ad essere determinante, bensì ciò che Cristo pensa di lui. In Matteo 7:21-23 Gesù ha rovesciato completamente la supponenza tipica del falso cristiano. Non a caso papa Bergoglio ha fatto riferimento all’enciclica Lumen fidei, cioè al pensiero del suo predecessore Benedetto XVI, anziché al pensiero di Dio rivelato nelle Scritture.

Ancora una volta il religionista clericale pone dinanzi al non credente il magistero della Chiesa Cattolica anziché l’autorità della parola di Dio. Il nemico Satana il Diavolo, che come vedremo nei prossimi capitoli, non è certo la figura grottesca del mostro con le corna, la coda ed i piedi equini, usa il pensiero della falsa religione per confondere ancora di più lo scettico.

Papa-aereoLa borsa nera portata da sé da papa Bergoglio, simbolo esteriore di umiltà clericale.

La falsa religione può usare parole ingannevoli, compiacenti e ragionamenti contorti. Ma l’apostata non è in grado di edificare la vera fede negli altri. Il pensiero di Dio dichiara:

Mediante la sua bocca chi è apostata riduce il suo prossimo in rovina, ma mediante la conoscenza i giusti sono liberati”. — Proverbi 11:9, TNM.

Pur con i soliti limiti e distorsioni che caratterizzano la cultura laica, del tutto incapace di cogliere gli aspetti spirituali che distinguono la vera figura del clero, nel blog di Anna Missiaia (PhD Candidate in Economic History, Department of Economic History, London School of Economics and Political Science) si legge questo suo breve ma significativo articolo intitolato La carota di Bergoglio:

“C’era una volta un papa teologo dalla voce severa e dallo sguardo freddo. Era un papa reazionario, che voleva il ritorno al latino nelle messe con le spalle rivolte ai fedeli. Quando fu eletto, molti vedendolo sul balcone alzarono gli occhi al cielo, rimpiangendo già il papa precedente. Il quale papa aveva sì la faccia buona e lo sguardo dolce, ma a ben vedere era tale e quale al suo successore. Però alla gente non importa quello che un papa fa, quello che davvero dice (o non dice) e nemmeno quello che scrive nero su bianco. La religione è marketing e come in ogni operazione di marketing, quello che conta non è la sostanza ma le emozioni che si vendono. Così il colpaccio la Chiesa l’ha fatto quando il papa teologo, quello che metaforicamente usava il bastone, si è autorottamato.
Al suo posto un nuovo mago del marketing, un papa che fa le prime pagine dei giornali portandosi da solo il bagaglio a mano e che fa impazzire le guardie del corpo coi suoi bagni di folla. Il nuovo papa è un maestro nell’uso della carota. E poi ha questo accento argentino che fa tanto simpatia. Dice di non essere nessuno per giudicare un gay, quando è a capo di un’organizzazione che definisce la sessualità dei gay come peccaminosa e disordinata a prescindere, che lotta per mantenere le discriminazioni verso le unioni gay nella società ben al di fuori degli ambiti di competenza di una chiesa e che non ammette omosessuali tra i suoi pastori. Dice poi che le donne devono avere un ruolo più importante nella Chiesa, per poi ricordare subito che la vera parità, cioè il sacerdozio femminile, non è e non sarà mai sul tavolo.
CaricaturaLa “normalità” di papa Bergoglio illustrata da Sean Leahvy, disegnatore satirico del quotidiano australiano Courier Mail: l’umile pontefice in attesa di un bus con la sua altrettanto umile borsa/valigetta, proprio come un lavoratore qualunque: il marketing dell’umiltà.


Lo specialista in carote non è diverso dal suo predecessore, specialista in bastoni, ma ha faccia simpatica e la parlata alla Maradona e tutta l’antipatia così ricade sul tedesco che l’ha preceduto. Cari cattolici, spero vi piacciano le carote, perché’ prevedo che ne dovrete (dovremo) ancora inghiottirne molte”.http://libernazione.it/la-carota-di-bergoglio/.

"SE FATE PARTE DEL MONDO,
IL MONDO HA AFFETTO PER CIÒ CHE È SUO"
dice Gesù Cristo

Nel BlogSiciliablog di nome giornale di fatto, in data 20 novembre 2013, all’articolo Lo stile free di Papa Bergoglio Un’umile borsa nella vigna del Signore, l’autore Adriano Frinchi ha scritto:

La foto del Papa che si imbarcava con la sua borsa ha fatto il giro del mondo, addirittura in Italia alcune edizioni online di autorevoli quotidiani nazionali avevano in primo piano proprio la valigetta papale. Sarà perché fin ad ora il Papato romano ci aveva abituati a ben altri stili, sarà per la spontaneità di Papa Bergoglio, sarà che per alcuni le notizie sono il Royal Baby e la Papal Bag, ma la borsa, almeno per oggi, ha decisamente monopolizzato l’attenzione. Per un momento si è avuta la sensazione che a viaggiare per Rio fosse la borsa più che il Santo Padre: un’umile borsa nella vigna del Signore.

Non c’è dubbio che la “normalità” di Francesco faccia piacere e sia un’ottima strategia comunicativa, tuttavia il rischio è che il messaggio del Papa venga risucchiato in un vortice comunicativo dove i “fuori programma” (come li chiamano i giornalisti) diventino la vera notizia. Dopo secoli di un papato alla stregua delle più goffe e imbardate monarchie europee, un papa gesuita che si trascina dietro una borsa da lavoro inneschi un vero e proprio cortocircuito. Non è un caso che della borsa da lavoro nera di Ratzinger non si ricordi nessuno.

Chi frequentava Borgo Pio e le immediatezze del Vaticano ai tempi in cui Benedetto XVI era Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede avrà sicuramente almeno una volta incontrato il cardinal Ratzinger a piedi con un baschetto in testa e la fedelissima borsa nera in mano. Diventato Papa Ratzinger, si è adeguato allo stile del papato romano e ha dovuto abbandonare queste abitudini e presumibilmente anche la sua borsa che così non è diventata famosa.

Papa-bambinoUno dei momenti del viaggio in Brasile di Papa Francesco (Ansa/Luca Zennaro)


Le borse modeste e un po’ consumate possono essere un buon segnale di semplicità, tuttavia non possono essere il nocciolo di un messaggio che è fatto invece di parole, incontri e gesti concreti. E forse non è un caso che nei Vangeli Gesù mandando gli apostoli in missione precisasse di non prendere nulla per il viaggio, né bastone, né bisaccia, né pane, né denaro, né due tuniche per ciascuno. Con buona pace degli ammiratori della borsa del Papa”.http://oltrelostretto.blogsicilia.it/unumile-borsa-nella-vigna-del-signore/201766/.

Nell’illustrazione della pagina precedente il vignettista ha ritratto il pontefice in attesa di un bus con la sua borsa/valigetta, proprio come un lavoratore qualunque. Indubbiamente la presunta “normalità” di Bergoglio può far piacere alla gente e rappresentare un’abile strategia di comunicazione, tuttavia il rischio è che il messaggio del Papa sia oscurato da un giro comunicativo dove i cosiddetti “fuori programma” (come li chiamano i giornalisti) diventino la vera notizia. Dopo secoli di un papato simile ai più goffi e imbardati monarchi europei, un papa gesuita che si porta la borsa da lavoro genera un vero e proprio shock mediatico. Non a caso, chi si ricorda della borsa nera da lavoro di Joseph Ratzinger?

"IL PENSIERO DEBOLE DELLE MASSE SENZA UNA CHIARA SPERANZA: Terreno fertile per papa Francesco!

Tuttavia sarebbe ingenuo pensare che, a digiuno della cultura biblica, sia facile per un religionista o perfino per un ateo o un agnostico fare una corretta diagnosi della figura populistica di papa Bergoglio. Ne abbiamo una conferma leggendo questo articolo pubblicato dalla rivista laica Panorama in data 04-08-2013:

«Questo Papa comunica da Dio». Racchiude tutto in uno slogan fulminante Giovanni Sasso, creativo dell’agenzia barese Proforma, guardando al fenomeno di marketing che risponde al nome di Jorge Mario Bergoglio. Un Papa dal linguaggio spiazzante, che non esita a lanciarsi in metafore ardite, invocando la Madonna affinché purifichi gli occhi dei pastori con il «collirio della memoria» (Professione fidei, 23.5) o mettendo in guardia dall’accumulo di beni terreni, ricordando al mondo di non avere mai visto «un camion da trasloco dietro un corteo funebre» (omelia in Domus Santa Marta). Un Papa che vuole fedeli gioiosi, perché quando i cristiani sono malinconici «hanno una faccia da peperoncini all’aceto» (omelia Domus Santa Marta) e che se twitta usa termini come «cristiani part-time». Un Pontefice che vuole arrivare al cuore e alla mente di tutti, soprattutto dei semplici.
«Da agnostico» continua Sasso, la cui agenzia ha curato le campagne politiche, tutte vincenti, di Nichi Vendola, Michele Emiliano e Debora Serracchiani, «posso dire che il cambio di rotta nella Chiesa, con Papa Francesco è davvero clamoroso. E soprattutto è di qualità. Intendo dire: noi pubblicitari, pur essendo da sempre bollati un po’ come persuasori occulti, sappiamo bene che la comunicazione più efficace è quella che rispecchia e rispetta il contenuto. Ebbene, il Papa è un successo per questo, perché non c’è distonia e tutto è perfettamente attinente: parole e gesti. La semplicità e le metafore limpide, che a volte sembrano banali senza esserlo, sono la vittoria della comunicazione». Coerenza dunque, e spontaneità. Soprattutto, velocità.

Il cambio di rotta di cui parla Sasso si è notato immediatamente, nel momento in cui Papa Francesco si è affacciato per la prima volta al balcone di San Pietro, esordendo con l’ormai famoso «buonasera». Segno di un’assenza di strategia costruita a tavolino? «Esatto» commenta ancora Sasso. «Io ho anche provato a esaminare il suo comportamento con gli strumenti della tecnica, in qualche modo da scienziato della comunicazione. Ma tutti i ragionamenti che faccio, e che abbiamo fatto assieme allo staff, sono stati sempre sovrastati dall’impressione, di tutti, di una totale spontaneità».

Nei tempi del Cristianesimo «parttime » (parlando in Bergoglio-style) la parola di Cristo passa dunque attraverso le scarpe nere e il pollice alzato di questo Papa venuto dalla fine del mondo. Era forse proprio ciò che ci voleva, dopo il precedente pontificato ratzingeriano, dall’apparenza (o dal contenuto?) fredda e distaccata? «Probabilmente sì» spiega Vicky Gitto, direttore creativo della Young & Rubicam, uno dei pubblicitari più premiati della storia italiana. «E penso anche che dopo Papa Ratzinger ci volesse poco a risultare più empatico. Anche perché, a costo di sembrare poco rispettoso, mi permetto di far notare che l’uscita di scena di Ratzinger, con il grande elicottero bianco che sorvola Roma, con i media in fibrillazione in un momento di crisi drammatica come quella che stava attraversando il Paese, è stata uno dei momenti di più assoluta bruttezza della storia della Chiesa contemporanea. Sembrava l’uscita da un concerto di Puff Daddy».

E subito dopo è arrivato Bergoglio, che quindi ha avuto vita facile nel risultare simpatico. «Sì, ma lo dico senza nulla togliere alla forza intrinseca del comunicatore Bergoglio. Del suo linguaggio non verbale, del suo scendere dalla papamobile e toccare, abbracciare le persone. Del suo essere latino e quindi con un modo di porsi molto easy: Papa Francesco dà l’impressione, quando è in mezzo alla gente, di trovarsi sempre davanti ad amici, e di morire dalla voglia di salutarli e di parlare con loro»

I fedeli come vecchi amici, il desiderio di fare una vita il più normale possibile e quei piccoli gesti che tanto ci sorprendono: rifiutare gli appartamenti papali, cercare di pagare il conto dell’albergo, dire no persino al letto allestito sull’aereo che lo ha appena portato a Rio per la Giornata mondiale della gioventù e che gli avrebbe consentito un viaggio più comodo. Tutto nei comportamenti del Papa parla di semplicità e di abbattimento dei filtri. «E anche l’apparenza, cioè quello che noi pubblicitari chiameremmo packaging» spiegano all’unisono Mario Attalla, Simona Angioni e Claudia Bavelloni dell’agenzia Grey «anche quella è molto diversa: i paramenti semplici, l’uso del viola nel viaggio simbolico di Lampedusa, la croce di legno invece di quella dorata, le scarpe vecchie.

E non sottovaluterei il fatto che dimostra grande e seria conoscenza dei mezzi del marketing. Usa infatti spesso frasi molto brevi che ripete tante volte: prima regola da seguire per aumentare la memorabilità di un messaggio. E utilizza lo storytelling in maniera lineare. Insomma, non sapremmo trovare in lui niente di sbagliato dal punto di vista comunicativo». Grande entusiasmo da parte di tutti, ma il suo comportamento è un segno dei tempi? È quello che serviva o rischia di essere in qualche modo banalizzante? «Non so se parlerei di valore aggiunto» spiega Pino Rozzi, amministratore delegato dell’agenzia United 1861, «un termine di marketing che toglie spontaneità ai gesti di Papa Francesco. Scendere tra la gente oggi è l’unico modo per ascoltare e farsi ascoltare: comunicatori, politici, aziende, tutti quanti dovrebbero fare la stessa cosa.
Papa-ditoPapa Francesco ci sta indicando una rotta che è tutto fuorché banale. Lui è un pastore che guida il suo gregge e il suo linguaggio intercettalo smarrimento delle anime di oggi. Papa Francesco parla con la voce di Dio, cioè di colui che, fino a prova contraria, e lo dico con il massimo rispetto, è il più grande creativo di tutti i tempi». Ma il fatto che Bergoglio abbia conquistato davvero tutti con la sua forza comunicativa è davvero una novità? «No, non in termini generali» precisa Michele Mariani, direttore creativo della più antica agenzia pubblicitaria italiana, la Armando Testa «perché la Chiesa è sempre stata una potentissima macchina da marketing. Ha un prodotto vincente che è la fede, ha venditori motivatissimi che sono i sacerdoti.

Da questo punto di vista Papa Francesco non è una novità. Ciò che è davvero nuovo è che lui ha attivato tutti i canali di comunicazione ed è questo ciò che regala a un brand la forza di fuoco vincente. È vero che usa slogan e frasi a effetto, però sono soprattutto i simboli a renderlo così diverso dal passato. Uno per tutti: il pollice alzato. La sua gestualità in alcuni momenti ricorda il primo Barack Obama».

E poi c’è lo storytelling, che questo Papa sembra avere riscoperto… «Certamente un altro punto vincente» continua Mariani. «In comunicazione bisogna saper raccontare una storia. La Chiesa l’ha sempre fatto, ma ultimamente le storie erano meno vive; con lui si è tornati ai tempi passati. Bergoglio ha una grande capacità di raccontare, anche le sue piccole storie, anche la sua vita personale in Argentina, i primi tempi dopo l’ordinazione. Questo ha molta presa sulle vite delle persone».

Può dunque insegnare qualcosa alla politica, questo Papa comunicatore? «Me lo auguro con tutto me stesso. La politica, a parte alcuni esempi, ora come ora ha una comunicazione molto distante, molto noiosa e lontana dalla gente. Sui manuali si studiano le tattiche di comunicazione di François Mitterrand, del primo Obama, ma nessuno in Italia sembra saperne approfittare. Avere come vicino di casa, a Roma, Papa Francesco può essere solo uno stimolo. Spero che serva da defibrillatore per il sonno della politica». http://news.panorama.it/cronaca/papa-francesco-marketing-religione.

"FILOSOFIA E VUOTO INGANNO",  "le cose elementari del mondo e non secondo Cristo" UN MIX DI "PAROLE VUOTE" pronunciate da chi non ha UNA CHIARA SPERANZA!

Ritorniamo ora alla lettera di Bergoglio. Il successivo sviluppo del pensiero della lettera di papa Bergoglio procede tra affermazioni dogmatiche che un non credente non può riconoscere né in esse identificarsi ed espressioni filosofiche che non trovano riscontro nel pensiero di Dio rivelato nelle Scritture. Quando parla di Gesù, il pontefice lo descrive come “figlio di Dio”. L’affermazione in sé sembra corretta, ma non è conforme al pensiero della teologia cattolica, secondo la quale Gesù è Dio il Figlio, cioè la seconda persona della ‘santissima’ Trinità.

Bergoglio non tenta neppure di introdurre l’argomento trinitario a Scalfari, sapendo molto bene che risulterebbe assolutamente incomprensibile per una mente razionale non condizionata dall’apostasia della religione cattolica. È anche significativo che papa Bergoglio non faccia luce sull’identità di Dio menzionando il suo nome personale che è YHWH, traslitterato in Jeova, Javè, Jehovah e Geova. Questa carenza è particolarmente grave. Per capirlo è interessante osservare il seguente articolo Il nome di Dio e i traduttori della Bibbia pubblicato su un testo di esegesi bilica.

“Nel 1952 The Bible Translator pubblicò una serie di articoli sul “problema” di come rappresentare il nome di Dio nelle traduzioni bibliche da usare nei campi missionari della cristianità. Gli autori degli articoli riconoscevano che tale nome ha un posto importante nella Bibbia, dato che ricorre quasi 7.000 volte nelle Scritture Ebraiche. Ma non erano d’accordo su come dovesse essere reso in lingua moderna. Alcuni propendevano per un termine come “L’Eterno”. Altri optavano per il titolo “Signore”. Nessuno raccomandò le forme “Geova” o “Jahveh”. Perché no?

“L’autore H. Rosin menzionò due motivi. In primo luogo egli credeva che quando la Bibbia ebraica fu tradotta originariamente in greco (la versione precristiana dei Settanta) i traduttori rendessero il nome di Dio con la parola greca che significava “Signore”. In secondo luogo, temeva che introdurre il nome Geova nelle traduzioni “potesse anche creare divisione nella chiesa”. Infatti, aggiunse, “non è forse vero che i ‘testimoni di Geova’ sono antitrinitari?”

“Per quanto riguarda il primo punto menzionato da Rosin, le scoperte archeologiche hanno dimostrato che egli era in errore. Infatti, i traduttori della Settanta non rappresentarono il nome divino con la parola greca per “Signore”. Piuttosto, essi lo inclusero nel testo greco con i suoi caratteri originali ebraici, così che le copie della traduzione della Settanta usate dai primi cristiani contenevano il nome divino.

“È degno di nota che, quando i primi cristiani citarono dalla Settanta, è estremamente improbabile che omettessero il nome dalla citazione. Pertanto, i manoscritti originali delle Scritture Greche Cristiane, (il “Nuovo Testamento”) contenevano con tutta probabilità il nome di Dio. Il prof. George Howard, in un articolo che apparve nel Biblical Archaeology Review del marzo 1978, presentò valide argomentazioni a sostegno di questa conclusione. Ad esempio, egli menziona “un famoso passaggio rabbinico (Talmud Shabbath 13.5)” che “discute il problema di distruggere i testi eretici (tra cui molto probabilmente c’erano libri dei cristiani ebrei)”. Qual era il problema? “I testi eretici contengono il nome divino, e distruggendoli in massa si distruggerebbe anche il nome divino”.

“Ma che dire della seconda obiezione di Rosin? Usare il nome di Dio creerebbe problemi alla cristianità? Ebbene, considerate ciò che accadde quando il nome venne tolto. Dopo il I secolo copisti “cristiani” sostituirono il nome di Dio con parole come “Dio” e “Signore” sia nella Settanta che nelle Scritture Greche Cristiane. Secondo il prof. Howard questo contribuì probabilmente alla confusione che la cristianità provò negli anni seguenti: “Può darsi che l’eliminazione del Tetragramma [il nome di Dio in ebraico] abbia contribuito in maniera significativa ai dibattiti cristologici e trinitari posteriori, che piagarono la chiesa dei primi secoli cristiani”.

“Di certo, rimuovere il nome di Dio dalla Bibbia rese molto più facile alla cristianità adottare la dottrina della Trinità. Per cui, se la cristianità dovesse ripristinare il nome in tutta la Bibbia e nell’adorazione questo sarebbe fonte di difficoltà. Geova, come viene rivelato nelle Scritture Ebraiche e Greche Cristiane, è chiaramente separato da Gesù Cristo e non fa parte di una Trinità.

“Il prof. Howard aggiunse: “L’eliminazione del Tetragramma creò probabilmente un clima teologico diverso da quello che esistette nel periodo neotestamentario del I secolo. Il Dio giudaico che era stato sempre distinto con attenzione da tutti gli altri con l’uso del suo nome ebraico perse un po’ della sua peculiarità con l’abbandono del Tetragramma”. I testimoni di Geova hanno ripristinato il nome di Dio non solo in tutta la Bibbia, ma anche nella loro adorazione quotidiana. Pertanto, essi osservano un’‘attenta distinzione’ tra il vero Dio e i falsi dèi di questo mondo. Così sono stati in grado di ristabilire il “clima teologico” che esistette nella chiesa cristiana del I secolo”. — Fine della citazione tratta dalla Torre di Guardia del 1° agosto 1988 p. 30, Watch Tower Bible and Tract Society of Pennsylvania.
Cartolina-Jeova



Il nome di Dio come appare nella forma latina Jeova e nel tetragramma ebraico הוהי nella chiesa di san Lorenzo (Parma).





IL PAPA SI ALLONTANA SEMPRE PIÙ DAL PENSIERO BIBLICO
PER ARGOMENTARE SU QUELLO FILOSOFICO
che conduce alla morte spirituale

Conformemente al pensiero teologico cattolico, papa Bergoglio ha evitato di riferirsi a Dio menzionando il suo peculiare nome personale. Perché mettersi in difficoltà dinanzi alle possibili obiezioni di un non credente come Eugenio Scalfari? La lettera prosegue con affermazioni che evidenziano il comportamento deviante della Chiesa Cattolica e la profonda differenza tra il dire e il fare che ha da sempre caratterizzato la sua opera. Eludendo questo argomento dottrinale così spinoso per la Chiesa, qual è la rilevanza che nella Bibbia è data al nome di Dio, Bergoglio ha invece preferito dirigersi verso temi sui quali gli è più facile filosofeggiare ed argomentare. Come quello riguardante la “distinzione tra la sfera religiosa e la sfera politica”. Bergoglio ha scritto:

“... distinzione tra la sfera religiosa e la sfera politica che è sancita nel «dare a Dio quel che è di Dio e a Cesare quel che è di Cesare», affermata con nettezza da Gesù e su cui, faticosamente, si è costruita la storia dell’Occidente. La Chiesa, infatti, è chiamata a seminare il lievito e il sale del Vangelo, e cioè l’amore e la misericordia di Dio che raggiungono tutti gli uomini, additando la meta ultraterrena e definitiva del nostro destino, mentre alla società civile e politica tocca il compito arduo di articolare e incarnare nella giustizia e nella solidarietà, nel diritto e nella pace, una vita sempre più umana. Per chi vive la fede cristiana, ciò non significa fuga dal mondo o ricerca di qualsivoglia egemonia, ma servizio all’uomo, a tutto l’uomo e a tutti gli uomini, a partire dalle periferie della storia e tenendo desto il senso della speranza che spinge a operare il bene nonostante tutto e guardando sempre al di là”.

Qui l’affermazione del principio della neutralità cristiana è espressa in modo confuso e vago, ben diversamente dal pensiero di Dio espresso con chiarezza da Gesù quando definì la posizione dei veri cristiani:

Essi non fanno parte del mondo come io non faccio parte del mondo”. — Giovanni 17:16, TNM.

Papa-bacia-bambinoMomento culminante del glorioso bagno di folla del sommo pontefice: papa Bergoglio bacia e abbraccia un bambino: imitatore di Cristo o imitazione di Cristo?

La Chiesa può forse dire di essersi scrupolosamente attenuta al principio biblico della neutralità cristiana? È forse immischiandosi nella politica e nell’alta finanza che la Chiesa ha seminato e tutt’ora semina “il lievito e il sale del Vangelo, e cioè l’amore e la misericordia di Dio”? Lo ha fatto mettendo le mani su ricchezze immense e schierandosi apertamente a favore di regimi totalitari e dei potenti della Terra? Ecco qual è il pensiero di Dio in merito all’imperdonabile incoerenza della Chiesa Cattolica Romana:

Adultere, non sapete che l’amicizia del mondo è inimicizia con Dio? Chi perciò vuol essere amico del mondo si costituisce nemico di Dio”. — Giacomo 4:4, TNM.

Papa Bergoglio inaugura una nuova strategia per la Chiesa Cattolica

Conscia delle critiche che le stanno da tempo piovendo addosso come macigni per la sua ingerenza in politica, con questo nuovo papa la Chiesa Cattolica Romana ha inaugurato una nuova strategia. Interessante è al riguardo l’articolo dell’avvocato Giuseppe Brignanti pubblicato on-line in data 16 settembre 2013 nel sito http://www.investireoggi.it/ dove si legge:

Papa Francesco teorizza l’ingerenza della Chiesa in politica, ma lo fa in modo curioso

Questa mattina durante un’omelia alla chiesa di Santa Marta, il papa ha parlato del rapporto tra Chiesa e politica. Un discorso che richiama al vecchio tema dell’ingerenza ma che sa anche di nuovo.

Papa Francesco ci sta pian piano abituando a discorsi spiazzanti, che in qualche modo pongono la Chiesa su un binario decisamente più progressista di quanto non abbia fatto Benedetto XVI e, pur nella sua straordinaria capacità comunicativa, Giovanni Paolo II. Il papa del “buonasera” non ha mancato di stupire nemmeno sul fronte, molto accidentato, del rapporto tra Chiesa e politica. L’omelia pronunciata questa mattina a Santa Marta contiene una riflessione che è, allo stesso tempo, conservatrice e progressista, vecchia e nuova. I laici vorrebbero che la Chiesa si occupasse solamente delle coscienze e che lasciasse ad altri le decisioni del vivere civile. Papa Francesco ha espresso un’identità di vedute a riguardo? Ovviamente no. Eppure, le sue parole non scontentano (o in linea di massima non dovrebbero farlo) neppure i più fanatici della divisione tra sfera civile e sfera dello Stato.

L’omelia di Papa Francesco

Il vicario di Cristo sulla Terra ha esordito pronunciando una frase di cui persino il più acceso dei guelfi medievali andrebbe fiero: “Un buon cattolico si immischia in politica”. Ma poi aggiunge, capovolgendo il significato delle parole precedenti: “Offrendo il meglio di sé affinché il governante possa governare”. A prima vista, un ossimoro: come fa il cristiano ad essere attivo politicamente e allo stesso tempo lasciare campo libero al politico? La risposta è tanto semplice quanto disarmante, e rivela uno scatto di pensiero che molti non sono riusciti a fare. Papa Francesco la illustra inscenando un dialogo tra lui e un fedele. Al centro di tutto, ancora una volta, c’è l’umiltà.  “Ma qual è la cosa migliore che possiamo offrire ai governanti? La preghiera. È quello che Paolo dice: ‘Preghiera per tutti gli uomini e per il re e per tutti quelli che stanno al potere’. ‘Ma, Padre, quella è una cattiva persona, deve andare all’inferno…’. ‘Prega per lui, prega per lei, perché possa governare bene, perché ami il suo popolo, perché serva il suo popolo, perché sia umile!’. Un cristiano che non prega per i governanti, non è un buon cristiano!’

Storie di ingerenze

Il rapporto tra Chiesa e politica, almeno in Italia, non è stato mai granché sereno. Per questo la singolare interpretazione di Papa Francesco rappresenta un unicum nella storia d’Italia. A rigor di cronaca, possiamo ricordare i burrascosi periodi di Pio IX e del divieto dei cattolici di partecipare alla politica, posto sulla scia della Breccia di Porta Pia. Possiamo ricordare i quasi cinque decenni di dominio della Democrazia Cristiana. Più recentemente, possiamo ricordare le tesi di Benedetto XVI che, pur indirettamente, imponevano una visione poco democratica della società. Il predecessore di Francesco si è distinto per la lotta al relativismo e la politica è, ovviamente, relativismo: punti di vista diversi che si riuniscono in uno spazio condiviso per mezzo di un processo di concertazione. Benedetto XVI, dunque, predicando la lotta al relativismo e l’importanza del cristianesimo in politica, imponeva una sola versione del mondo: quella cristiana cattolica. La differenza con il papa attuale è consistente, soprattutto alla luce dello scambio epistolare con Scalfari in cui ha preso letteralmente a picconate la concezione anti-relativista. di Giuseppe Briganti. — http://www.investireoggi.it/attualita/papa-francesco-teorizza-lingerenza-della-chiesa-in-politica-ma-lo-fa-in-modo-curioso/

Dunque non un vero e proprio cambiamento, ma una nuova strategia, più conciliante col mondo e meno rigida rispetto alla linea di Joseph Ratzinger. È questa la grande abilità della Chiesa Cattolica Romana, abilità camaleontica che le ha permesso di imporsi prima sull’Impero Romano, poi di sopravvivergli nella gravissima crisi del V secolo, quindi di sostituirsi ad esso in Europa e dominare incontrastata per circa un millennio, successivamente di resistere alle ondate tempestose dell’illuminismo e di entrare sempre in vetta nelle nuove sfide che le si sono aperte a partire dal XVIII secolo fino ad oggi.

Nel libro di Apocalisse o Rivelazione è stato descritto l’atteggiamento dominante che particolarmente la cristianità, nella sua parte preminente rappresentata dalla Chiesa di Roma, avrebbe assunto sino alla fine:

Poiché in cuor suo continua a dire: ‘Siedo regina, e non sono vedova e non vedrò mai lutto”. — Rivelazione 18:7, TNM.
Gesu-traditoA lato: un’incisione di Lucas Cranach il vecchio raffigurante il rifiuto di Gesù di ingerirsi nella politica giudaica. L’episodio è riportato nel vangelo di Giovanni: “Avendo dunque gli uomini visto i segni che aveva compiuto, dicevano: “Questi è per certo il profeta che doveva venire nel mondo”. 15 Perciò Gesù, sapendo che stavano per venire ad afferrarlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte tutto solo”. — Giovanni 6:14, 15, TNM.

Ecco l’ossimoro: con un angolo della bocca si predica la neutralità con la “distinzione tra la sfera religiosa e la sfera politica” mentre con l’altro angolo della bocca si afferma e si pratica il coinvolgimento con il mondo. E come se non bastasse, si ha l’ardire di sostenere che su tale distinzione “faticosamente, si è costruita la storia dell’Occidente”. Non è poco per un Papa che dovrebbe sapere come Dio considera la falsità e l’ipocrisia. Il pensiero di Dio al riguardo non è un mistero imperscrutabile, perché è stato rivelato chiaramente da Gesù quando disse ai religiosissimi farisei:

Voi siete dal padre vostro il Diavolo e desiderate compiere i desideri del padre vostro. Egli fu un omicida quando cominciò, e non si attenne alla verità, perché in lui non c’è verità. Quando dice la menzogna, parla secondo la propria disposizione, perché è un bugiardo e il padre della [menzogna]”.Giovanni 8:44, TNM.

IL BUONOSMO SOCIAL-RELIGIOSO DI PAPA BERGOGLIO
IN CONTRASTO CON LA VOLONTA DI DIO


Ma la lettera di papa Bergoglio è criticabile soltanto dal punto di vista della chiarezza, dell’ambiguità e dell’onestà intellettuale? Per chi conosce la cultura biblica sono evidenti anche gravi imprecisioni dottrinali. Alla domanda di Scalfariche cosa dire ai fratelli ebrei circa la promessa fatta loro da Dio: è essa del tutto andata a vuoto?” papa Bergoglio ha risposto:

Quel che Le posso dire, con l’apostolo Paolo, è che mai è venuta meno la fedeltà di Dio all’alleanza stretta con Israele”.

Una risposta per compiacere il suo interlocutore e non scontentare la comunità ebraica? Perché papa Bergoglio non detto chiaramente che Israele ha cessato di essere la congregazione di Dio per aver respinto Gesù come Messia? Il pensiero di Dio è rivelato nell’esplicita affermazione di Gesù agli ebrei:

Perciò vi dico: Il regno di Dio vi sarà tolto e sarà dato a una nazione che ne produca i frutti”. — Matteo 21:43, TNM.

Dottrine-paganeA lato: la trinità pagana è un concetto religioso diffuso in tutto il mondo che nella cristianità ha impedito a milioni di credenti di conoscere Dio.

La nuova nazione cristiana sarebbe subentrata alla nazione ebraica come nuovo Israele (spirituale) in conformità a quanto predetto dalla profezia di Geremia in relazione al nuovo patto con l’Israele spirituale:

Ecco, vengono i giorni”, è l’espressione di Geova, “e io certamente concluderò con la casa d’Israele e con la casa di Giuda un nuovo patto; non come il patto che conclusi con i loro antenati nel giorno in cui li presi per mano per farli uscire dal paese d’Egitto, ‘il quale mio patto essi stessi infransero, benché io stesso fossi il loro proprietario maritale’, è l’espressione di Geova”. “Poiché questo è il patto che concluderò con la casa d’Israele [spirituale] dopo quei giorni”, è l’espressione di Geova. “Certamente metterò la mia legge dentro di loro, e la scriverò nel loro cuore. E di sicuro diverrò il loro Dio, ed essi stessi diverranno il mio popolo”. “E non insegneranno più ciascuno al suo compagno e ciascuno al suo fratello, dicendo: ‘Conoscete Geova!’ Poiché mi conosceranno tutti, dal più piccolo di loro fino al più grande di loro”, è l’espressione di Geova. “Poiché perdonerò il loro errore, e non ricorderò più il loro peccato”. — Geremia 31:31-34, TNM.

CIÒ CHE PAPA BERGOGLIO NON È IN GRADO DI CAPIRE

In virtù del nuovo patto la relazione dei nuovi credenti cristiani con Dio sarebbe stata più profonda, più coinvolgente e decisamente più appagante ai fini di ottenere da Dio il perdono dei peccati. Avendo stabilito una base legale per il perdono dei peccati — il sacrificio di riscatto di Gesù Cristo — Dio ha potuto perdonare gli esseri umani pentiti e riconciliati con Lui in maniera più duratura. Ma tutti coloro che escludono Cristo (come figlio di Dio venuto nel mondo per dare la sua anima o vita in sacrificio per il genere umano) e non esercitano fede in lui, siano essi atei, agnostici, religionisiti della cristianità, ebrei, musulmani, buddisti, scintoisti e quant’altro ancora, si trovano esclusi dalla possibilità di essere riconciliati con Dio.

Conformemente con l’obiettivo della Chiesa Cattolica di consolidare il proprio potere religioso accettando dottrine non cristiane (la dottrina della ‘santissima’ Trinità, per esempio, usata senza scrupolo alcuno per assicurare stabilità politica nel IV secolo) e di raccogliere il maggior numero di convertiti (tipica azione di Satana a cui interessa soltanto sviare l’uomo dalla vera religione impedendogli di conoscere Dio), ecco quale inconcepibile, astruso e non cristiano insegnamento troviamo nella lettera di papa Bergoglio:

La questione per chi non crede in Dio sta nell’obbedire alla propria coscienza. Il peccato, anche per chi non ha la fede, c’è quando si va contro la coscienza. Ascoltare e obbedire ad essa significa, infatti, decidersi di fronte a ciò che viene percepito come bene o come male. E su questa decisione si gioca la bontà o la malvagità del nostro agire”.
Secondo ciò che afferma papa Bergoglio, non è importante credere ed a-vere fede nel vero Dio facendo la Sua volontà e educando la propria coscienza alla Sua Parola, ma è sufficiente seguire la propria coscienza. È senz’altro vero che questo messaggio può risultare gradito a chi non è disposto a compiere alcuno sforzo per acquistare conoscenza di Dio e di Cristo, ma religiosamente parlando risulta essere un inganno, come si legge in espliciti passi neotestamentari. La dichiarazione di Bergoglio – “Dio perdona chi segue la propria coscienza” – non può essere accettata come vera poiché la coscienza umana è contaminata dal peccato ereditato e di conseguenza ha assoluto bisogno d’essere educata attraverso lo studio della Bibbia.

Come abbiamo anticipato all’inizio di questa appendice, siffatta argomentazione di Bergoglio – “Dio perdona chi segue la propria coscienza” – è priva di senso perché se è vero che “tutte le volte che quelli delle nazioni che non hanno legge fanno per natura le cose della legge, questi, benché non abbiano legge, sono legge a se stessi. Essi sono i medesimi che dimostrano come la sostanza della legge sia scritta nei loro cuori, mentre la loro coscienza rende testimonianza con loro e, nei loro propri pensieri, sono accusati oppure scusati” (Romani 2:14, 15, TNM), è anche vero che è “felice l’uomo che non giudica se stesso mediante ciò che approva” (Romani 14:22, TNM), e soprattutto che “esiste una via che davanti all’uomo è retta, ma la sua fine son poi le vie della morte”. — Proverbi 14:12, ripetuta in Proverbi 16:25, TNM.

Infine si legge: “Confida in Geova con tutto il tuo cuore e non ti appoggiare al tuo proprio intendimento. In tutte le tue vie riconoscilo, ed egli stesso renderà diritti i tuoi sentieri. — Proverbi 3:5, 6, TNM.

Occorre anche considerare che i desideri e i sentimenti del cuore umano possono essere molto forti e influenzare di conseguenza la coscienza. La Bibbia dice: “Il cuore è più ingannevole di qualunque altra cosa ed è difficile da correggere. Chi lo può conoscere?” (Geremia 17:9, TNM) Perciò i desideri e i sentimenti del cuore umano non possono essere il fattore più importante. Piuttosto, occorre tener conto prima di tutto di quello che farà piacere a Dio, altrimenti si verifica quanto descritto dalla parola divina:

Ci sarà un periodo di tempo in cui non sopporteranno il sano insegnamento, ma, secondo i loro propri desideri, si accumuleranno maestri per farsi solleticare gli orecchi; 4 e distoglieranno i loro orecchi dalla verità, mentre si volgeranno a false storie”. — 2 Timoteo 4:3, 4, TNM.

Ne consegue che il cattivo insegnamento di Bergoglio, sconsideratamente diffuso nella sua lettera, va respinto e al suo posto occorre invece applicare l’esortazione divinamente ispirata dell’apostolo Pietro:

Per questa stessa ragione, compiendo in risposta ogni premuroso sforzo, aggiungete alla vostra fede la virtù, alla virtù la conoscenza, 6 alla conoscenza la padronanza di sé, alla padronanza di sé la perseveranza, alla perseveranza la santa devozione, 7 alla santa devozione l’affetto fraterno, all’affetto fraterno l’amore. 8 Poiché se queste cose esistono in voi e traboccano, vi impediranno di essere inattivi o infruttuosi riguardo all’accurata conoscenza del nostro Signore Gesù Cristo. 9 Poiché se in qualcuno queste cose non sono presenti, egli è cieco, e chiude gli occhi [alla luce], ed è divenuto dimentico della purificazione dai suoi peccati di un tempo". — 2 Pietro 1:5-9, TNM.


Papa-battezzaA lato: Il battesimo del giornalista e scrittore ex musulmano Magdi Allam per mano di papa Ratzinger.
È impressionante leggere questi chiari passi scritturali e paragonarli al buonismo social-religioso di papa Bergoglio. Infine, a conclusione della sua lettera, Bergoglio lascia un piccolo posto anche per Dio quando afferma:

La grandezza dell’uomo sta nel poter pensare Dio … nel poter vivere un rapporto consapevole e responsabile con Lui”.

Il problema consiste nell’impossibilità di arrivare a Dio attraverso il percorso religioso della Chiesa Cattolica che da molti secoli si è allontanata o meglio, ha apostatato, dal cristianesimo originale. Mistero doloroso e per nulla gaudioso. Cosa può capire un miscredente evidentemente dubbioso come Eugenio Scalfari da questa lettera di papa Bergoglio? Qualcuno potrebbe dire che comunque il magistero della Chiesa Cattolica ha la capacità di operare conversioni fra atei, agnostici e musulmani e portarli entro il suo ovile religioso. Tuttavia questo fatto va letto nella sua giusta luce. Al tempo di Gesù il clero farisaico si dava molto da fare per fare proseliti e convertiti, ma Gesù non vide in questa attività missionaria un merito per la chiesa farisaica, infatti disse:

Guai a voi, scribi e farisei, ipocriti! perché attraversate mare e terra per fare un proselito, e quando lo è diventato lo rendete soggetto alla Geenna il doppio di voi”. — Matteo 23:15, TNM.

In che senso un proselito o convertito dei farisei era “soggetto alla Geenna il doppio” di loro? Innanzi tutto la Geenna, linceneritore dei rifiuti di Gerusalemme, rappresentava il simbolo della distruzione. Forse alcuni che divenivano proseliti dei farisei erano stati grandi peccatori, ma convertendosi all’apostasia dei farisei peggioravano la loro condizione, diventando ancora più estremisti dei loro riprovevoli insegnanti. Perciò erano ‘soggetti alla Geenna’, il doppio di quanto lo erano i farisei. Tuttavia a volte alcuni convertiti sembrano capire che qualcosa non va nella Chiesa Cattolica. Nel sito tgcom24.mediaset.it si legge:

25.3.2013 Magdi (Cristiano) Allam: "Via dalla Chiesa"
"Sono deluso, è stata troppo debole con l'Islam, religione intrinsecamente violenta"

"Non credo più nella Chiesa. Ciò che più di ogni altro fattore mi allontana è il relativismo religioso e in particolare la legittimazione dell'Islam come vera religione". E' l'annuncio a sorpresa di Magdi Cristiano Allam, il giornalista che cinque anni fa si era convertito al cristianesimo. Il 22 marzo del 2008, notte della veglia di Pasqua, infatti era stato battezzato da Benedetto XVI. La conversione aveva suscitato non poche polemiche. "Credo nel Gesù che ho amato sin da bambino - scrive Magdi Allam su Il Giornale - ma la mia conversione al cattolicesimo la considero conclusa", in concomitanza con la fine del papato di Ratzinger.

"Idolatria per papa Francesco" - "La Papalatria che ha infiammato l'euforia per Francesco I e ha rapidamente archiviato Benedetto XVI è stata solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso di un quadro complessivo di incertezze e dubbi", evidenzia Allam per il quale "la Chiesa è fisiologicamente buonista, mettendo sullo stesso piano, se non addirittura anteponendo, il bene altrui rispetto al bene proprio, compromettendo dalla radice il concetto di bene comune".

"Islam, religione violenta" - Allam cita gli episodi pro Islam da lui non digeriti. "È una autentica follia suicida il fatto che Giovanni Paolo II si spinse fino a baciare il Corano il 14 maggio 1999, che Benedetto XVI pose la mano sul Corano pregando in direzione della Mecca all'interno della Moschea Blu di Istanbul il 30 novembre 2006. Sono invece convinto che, pur nel rispetto dei musulmani depositari al pari di tutte le persone dei diritti inalienabili alla vita, alla dignità e alla libertà, l'islam sia un'ideologia intrinsecamente violenta così come è stata storicamente conflittuale al suo interno e bellicosa al suo esterno". — http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/lazio/articoli/1087596/magdi-%28cristiano %29-allam-via-dalla-chiesa.shtml.

In un'intervista concessa al Wall Street International Magazine in data 15 agosto 2013 Magdi Cristiano Allam ha dichiarato quanto segue:

"Sono cristiano, considero valido il battesimo ricevuto da Benedetto XVI ma critico i comportamenti della Chiesa a partire dalla sostanziale legittimazione dell'Islam come religione di pari valore del cristianesimo, dall'adesione all'ideologia dell'immigrazionismo fino alla legittimazione dei clandestini, dal sostegno ai poteri finanziari come è stato con il governo Monti, uomo della Goldman Sachs, Moody's, Gruppo Bilderberg e Commissione Trilaterale". — http://it.wikipedia.org/wiki/Magdi_Allam.
                                                                                                    
(Continua... pag. 3)