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PAPA FRANCESCO risponde alle domande che gli ha posto EUGENIO SCALFARI su FEDE e LAICITÀ - "Dio perdona chi segue la propria coscienza" -  dice il papa!


Marchio-EDITRICE

Papa-macchinaLA RISPOSTA DELL'AZZURRA7 alla lettera di Bergoglio
  Visto che il sig. Bergoglio dice di rappresentare Gesù Cristo sulla Terra e di parlare in sua vece, le sue parole acquistano particolare peso. Perciò, come dice Gesù, devono essere ‘vagliate come il grano’ (Luca 22:31) da coloro che studiano la Bibbia, per ‘vedere se le cose stanno così’. (Atti 17:11)
   In considerazione del fatto che Bergoglio dice di essere ‘cristiano’ e chiama le masse popolari cattoliche ‘fratelli’, è d’obbligo porre la domanda: la sua intera vita ed il suo pensiero corrispondono alla vita e al pensiero di Gesù in relazione al suo celeste padre Geova? La riposta è contenuta in questa significativa esposizione.


Papa Francesco scrive a Repubblica

"Dialogo aperto con i non credenti"

Il Pontefice risponde alle domande che gli aveva posto Scalfari su fede e laicità. "E' venuto il tempo di fare un tratto di strada insieme". "Dio perdona chi segue la propria coscienza".  di FRANCESCO

(Quest’ultima dichiarazione di Bergoglio – “Dio perdona chi segue la propria coscienza” – non può essere accettata come vera dai veri cristiani, poiché la coscienza umana è contaminata dal peccato e di conseguenza ha assoluto bisogno d’essere educata attraverso lo studio della Bibbia. I desideri del cuore possono essere molto forti e influenzare la coscienza. La Bibbia dice: “Il cuore è più ingannevole di qualunque altra cosa ed è difficile da correggere. Chi lo può conoscere?” (Geremia 17:9) Perciò i desideri del cuore umano non possono essere il fattore più importante. Piuttosto, vogliamo tener conto prima di tutto di quello che farà piacere a Dio)

Marchio-vaticano
PREGIATISSIMO Dottor Scalfari, è con viva cordialità che, sia pure solo a grandi linee, vorrei cercare con questa mia di rispondere alla lettera che, dalle pagine di Repubblica, mi ha voluto indirizzare il 7 luglio con una serie di sue personali riflessioni, che poi ha arricchito sulle pagine dello stesso quotidiano il 7 agosto.

La ringrazio, innanzi tutto, per l'attenzione con cui ha voluto leggere l'Enciclica Lumen fidei. Essa, infatti, nell'intenzione del mio amato Predecessore, Benedetto XVI, che l'ha concepita e in larga misura redatta, e dal quale, con gratitudine, l'ho ereditata, è diretta non solo a confermare nella fede in Gesù Cristo coloro che in essa già si riconoscono, ma anche a suscitare un dialogo sincero e rigoroso con chi, come Lei, si definisce "un non credente da molti anni interessato e affascinato dalla predicazione di Gesù di Nazareth".

Mi pare dunque sia senz'altro positivo, non solo per noi singolarmente ma anche per la società in cui viviamo, soffermarci a dialogare su di una realtà così importante come la fede, che si richiama alla predicazione e alla figura di Gesù. Penso vi siano, in particolare, due circostanze che rendono oggi doveroso e prezioso questo dialogo. Esso, del resto, costituisce, come è noto, uno degli obiettivi principali del Concilio Vaticano II, voluto da Giovanni XXIII, e del ministero dei Papi che, ciascuno con la sua sensibilità e il suo apporto, da allora sino ad oggi hanno camminato nel solco tracciato dal Concilio.

La prima circostanza - come si richiama nelle pagine iniziali dell'Enciclica - deriva dal fatto che, lungo i secoli della modernità, si è assistito a un paradosso: la fede cristiana, la cui novità e incidenza sulla vita dell'uomo sin dall'inizio sono state espresse proprio attraverso il simbolo della luce, è stata spesso bollata come il buio della superstizione che si oppone alla luce della ragione. Così tra la Chiesa e la cultura d'ispirazione cristiana, da una parte, e la cultura moderna d'impronta illuminista, dall'altra, si è giunti all'incomunicabilità. È venuto ormai il tempo, e il Vaticano II ne ha inaugurato appunto la stagione, di un dialogo aperto e senza preconcetti che riapra le porte per un serio e fecondo incontro.

La seconda circostanza, per chi cerca di essere fedele al dono di seguire Gesù nella luce della fede, deriva dal fatto che questo dialogo non è un accessorio secondario dell'esistenza del credente: ne è invece un'espressione intima e indispensabile. Mi permetta di citarLe in proposito un'affermazione a mio avviso molto importante dell'Enciclica: poiché la verità testimoniata dalla fede è quella dell'amore - vi si sottolinea - "risulta chiaro che la fede non è intransigente, ma cresce nella convivenza che rispetta l'altro. Il credente non è arrogante; al contrario, la verità lo fa umile, sapendo che, più che possederla noi, è essa che ci abbraccia e ci possiede. Lungi dall'irrigidirci, la sicurezza della fede ci mette in cammino, e rende possibile la testimonianza e il dialogo con tutti" (n. 34). È questo lo spirito che anima le parole che le scrivo.

La fede, per me, è nata dall'incontro con Gesù. Un incontro personale, che ha toccato il mio cuore e ha dato un indirizzo e un senso nuovo alla mia esistenza. Ma al tempo stesso un incontro che è stato reso possibile dalla comunità di fede in cui ho vissuto e grazie a cui ho trovato l'accesso all'intelligenza della Sacra Scrittura, alla vita nuova che come acqua zampillante scaturisce da Gesù attraverso i Sacramenti, alla fraternità con tutti e al servizio dei poveri, immagine vera del Signore. Senza la Chiesa - mi creda - non avrei potuto incontrare Gesù, pur nella consapevolezza che quell'immenso dono che è la fede è custodito nei fragili vasi d'argilla della nostra umanità.
Ora, è appunto a partire di qui, da questa personale esperienza di fede vissuta nella Chiesa, che mi trovo a mio agio nell'ascoltare le sue domande e nel cercare, insieme con Lei, le strade lungo le quali possiamo, forse, cominciare a fare un tratto di cammino insieme.
Mi perdoni se non seguo passo passo le argomentazioni da Lei proposte nell'editoriale del 7 luglio. Mi sembra più fruttuoso - o se non altro mi è più congeniale - andare in certo modo al cuore delle sue considerazioni. Non entro neppure nella modalità espositiva seguita dall'Enciclica, in cui Lei ravvisa la mancanza di una sezione dedicata specificamente all'esperienza storica di Gesù di Nazareth.

Osservo soltanto, per cominciare, che un'analisi del genere non è secondaria. Si tratta infatti, seguendo del resto la logica che guida lo snodarsi dell'Enciclica, di fermare l'attenzione sul significato di ciò che Gesù ha detto e ha fatto e così, in definitiva, su ciò che Gesù è stato ed è per noi. Le Lettere di Paolo e il Vangelo di Giovanni, a cui si fa particolare riferimento nell'Enciclica, sono costruiti, infatti, sul solido fondamento del ministero messianico di Gesù di Nazareth giunto al suo culmine risolutivo nella pasqua di morte e risurrezione.

Dunque, occorre confrontarsi con Gesù, direi, nella concretezza e ruvidezza della sua vicenda, così come ci è narrata soprattutto dal più antico dei Vangeli, quello di Marco. Si costata allora che lo "scandalo" che la parola e la prassi di Gesù provocano attorno a lui derivano dalla sua straordinaria "autorità": una parola, questa, attestata fin dal Vangelo di Marco, ma che non è facile rendere bene in italiano. La parola greca è "exousia", che alla lettera rimanda a ciò che "proviene dall'essere" che si è. Non si tratta di qualcosa di esteriore o di forzato, dunque, ma di qualcosa che emana da dentro e che si impone da sé. Gesù in effetti colpisce, spiazza, innova a partire - egli stesso lo dice - dal suo rapporto con Dio, chiamato familiarmente Abbà, il quale gli consegna questa "autorità" perché egli la spenda a favore degli uomini.

Così Gesù predica "come uno che ha autorità", guarisce, chiama i discepoli a seguirlo, perdona... cose tutte che, nell'Antico Testamento, sono di Dio e soltanto di Dio. La domanda che più volte ritorna nel Vangelo di Marco: "Chi è costui che ...?", e che riguarda l'identità di Gesù, nasce dalla constatazione di una autorità diversa da quella del mondo, un'autorità che non è finalizzata ad esercitare un potere sugli altri, ma a servirli, a dare loro libertà e pienezza di vita. E questo sino al punto di mettere in gioco la propria stessa vita, sino a sperimentare l'incomprensione, il tradimento, il rifiuto, sino a essere condannato a morte, sino a piombare nello stato di abbandono sulla croce. Ma Gesù resta fedele a Dio, sino alla fine.

Ed è proprio allora - come esclama il centurione romano ai piedi della croce, nel Vangelo di Marco - che Gesù si mostra, paradossalmente, come il Figlio di Dio! Figlio di un Dio che è amore e che vuole, con tutto se stesso, che l'uomo, ogni uomo, si scopra e viva anch'egli come suo vero figlio. Questo, per la fede cristiana, è certificato dal fatto che Gesù è risorto: non per riportare il trionfo su chi l'ha rifiutato, ma per attestare che l'amore di Dio è più forte della morte, il perdono di Dio è più forte di ogni peccato, e che vale la pena spendere la propria vita, sino in fondo, per testimoniare questo immenso dono.

La fede cristiana crede questo: che Gesù è il Figlio di Dio venuto a dare la sua vita per aprire a tutti la via dell'amore. Ha perciò ragione, egregio Dott. Scalfari, quando vede nell'incarnazione del Figlio di Dio il cardine della fede cristiana. Già Tertulliano scriveva "caro cardo salutis", la carne (di Cristo) è il cardine della salvezza. Perché l'incarnazione, cioè il fatto che il Figlio di Dio sia venuto nella nostra carne e abbia condiviso gioie e dolori, vittorie e sconfitte della nostra esistenza, sino al grido della croce, vivendo ogni cosa nell'amore e nella fedeltà all'Abbà, testimonia l'incredibile amore che Dio ha per ogni uomo, il valore inestimabile che gli riconosce. Ognuno di noi, per questo, è chiamato a far suo lo sguardo e la scelta di amore di Gesù, a entrare nel suo modo di essere, di pensare e di agire. Questa è la fede, con tutte le espressioni che sono descritte puntualmente nell'Enciclica.

Sempre nell'editoriale del 7 luglio, Lei mi chiede inoltre come capire l'originalità della fede cristiana in quanto essa fa perno appunto sull'incar-nazione del Figlio di Dio, rispetto ad altre fedi che gravitano invece attorno alla trascendenza assoluta di Dio.
L'originalità, direi, sta proprio nel fatto che la fede ci fa partecipare, in Gesù, al rapporto che Egli ha con Dio che è Abbà e, in questa luce, al rapporto che Egli ha con tutti gli altri uomini, compresi i nemici, nel segno dell'amore. In altri termini, la figliolanza di Gesù, come ce la presenta la fede cristiana, non è rivelata per marcare una separazione insormontabile tra Gesù e tutti gli altri: ma per dirci che, in Lui, tutti siamo chiamati a essere figli dell'unico Padre e fratelli tra di noi. La singolarità di Gesù è per la comunicazione, non per l'esclusione.
Certo, da ciò consegue anche - e non è una piccola cosa - quella distinzione tra la sfera religiosa e la sfera politica che è sancita nel "dare a Dio quel che è di Dio e a Cesare quel che è di Cesare", affermata con nettezza da Gesù e su cui, faticosamente, si è costruita la storia dell'Occidente. La Chiesa, infatti, è chiamata a seminare il lievito e il sale del Vangelo, e cioè l'amore e la misericordia di Dio che raggiungono tutti gli uomini, additando la meta ultraterrena e definitiva del nostro destino, mentre alla società civile e politica tocca il compito arduo di articolare e incarnare nella giustizia e nella solidarietà, nel diritto e nella pace, una vita sempre più umana. Per chi vive la fede cristiana, ciò non significa fuga dal mondo o ricerca di qualsivoglia egemonia, ma servizio all'uomo, a tutto l'uomo e a tutti gli uomini, a partire dalle periferie della storia e tenendo desto il senso della speranza che spinge a operare il bene nonostante tutto e guardando sempre al di là.

Lei mi chiede anche, a conclusione del suo primo articolo, che cosa dire ai fratelli ebrei circa la promessa fatta loro da Dio: è essa del tutto andata a vuoto? È questo - mi creda - un interrogativo che ci interpella radicalmente, come cristiani, perché, con l'aiuto di Dio, soprattutto a partire dal Concilio Vaticano II, abbiamo riscoperto che il popolo ebreo è tuttora, per noi, la radice santa da cui è germinato Gesù. Anch'io, nell'amicizia che ho coltivato lungo tutti questi anni con i fratelli ebrei, in Argentina, molte volte nella preghiera ho interrogato Dio, in modo particolare quando la mente andava al ricordo della terribile esperienza della Shoah. Quel che Le posso dire, con l'apostolo Paolo, è che mai è venuta meno la fedeltà di Dio all'alleanza stretta con Israele e che, attraverso le terribili prove di questi secoli, gli ebrei hanno conservato la loro fede in Dio. E di questo, a loro, non saremo mai sufficientemente grati, come Chiesa, ma anche come umanità. Essi poi, proprio perseverando nella fede nel Dio dell'alleanza, richiamano tutti, anche noi cristiani, al fatto che siamo sempre in attesa, come dei pellegrini, del ritorno del Signore e che dunque sempre dobbiamo essere aperti verso di Lui e mai arroccarci in ciò che abbiamo già raggiunto.

Vengo così alle tre domande che mi pone nell'articolo del 7 agosto. Mi pare che, nelle prime due, ciò che Le sta a cuore è capire l'atteggiamento della Chiesa verso chi non condivide la fede in Gesù. Innanzi tutto, mi chiede se il Dio dei cristiani perdona chi non crede e non cerca la fede. Premesso che - ed è la cosa fondamentale - la misericordia di Dio non ha limiti se ci si rivolge a lui con cuore sincero e contrito, la questione per chi non crede in Dio sta nell'obbedire alla propria coscienza. Il peccato, anche per chi non ha la fede, c'è quando si va contro la coscienza. Ascoltare e obbedire ad essa significa, infatti, decidersi di fronte a ciò che viene percepito come bene o come male. E su questa decisione si gioca la bontà o la malvagità del nostro agire.

  (Come vedremo nella nostra risposta, questa argomentazione di Bergoglio è priva di senso perché se è vero che “tutte le volte che quelli delle nazioni che non hanno legge fanno per natura le cose della legge, questi, benché non abbiano legge, sono legge a se stessi. Essi sono i medesimi che dimostrano come la sostanza della legge sia scritta nei loro cuori, mentre la loro coscienza rende testimonianza con loro e, nei loro propri pensieri, sono accusati oppure scusati” (Romani 2:14, 15, TNM), è anche vero che “felice l’uomo che non giudica se stesso mediante ciò che approva” (Romani 14:22) e soprattutto “Esiste una via che davanti all’uomo è retta, ma la sua fine son poi le vie della morte”. (Proverbi 14:12, ripetuta in Proverbi 16:25, TNM) Infine si legge: “Confida in Geova con tutto il tuo cuore e non ti appoggiare al tuo proprio intendimento. 6 In tutte le tue vie riconoscilo, ed egli stesso renderà diritti i tuoi sentieri”. Proverbi 3:5, 6, TNM)

  
Bergoglio, ribadiamo, in questa sua esposizione, dimenticandosi di citare questi pensieri di Dio, ha reso le sue affermazioni senza valore e ingannevoli!


In secondo luogo, mi chiede se il pensiero secondo il quale non esiste alcun assoluto e quindi neppure una verità assoluta, ma solo una serie di verità relative e soggettive, sia un errore o un peccato. Per cominciare, io non parlerei, nemmeno per chi crede, di verità "assoluta", nel senso che assoluto è ciò che è slegato, ciò che è privo di ogni relazione. Ora, la verità, secondo la fede cristiana, è l'amore di Dio per noi in Gesù Cristo. Dunque, la verità è una relazione! Tant'è vero che anche ciascuno di noi la coglie, la verità, e la esprime a partire da sé: dalla sua storia e cultura, dalla situazione in cui vive, ecc. Ciò non significa che la verità sia variabile e soggettiva, tutt'altro. Ma significa che essa si dà a noi sempre e solo come un cammino e una vita. Non ha detto forse Gesù stesso: "Io sono la via, la verità, la vita"?  In altri termini, la verità essendo in definitiva tutt'uno con l'amore, richiede l'umiltà e l'apertura per essere cercata, accolta ed espressa. Dunque, bisogna intendersi bene sui termini e, forse, per uscire dalle strettoie di una contrapposizione... assoluta, reimpostare in profondità la questione.

Penso che questo sia oggi assolutamente necessario per intavolare quel dialogo sereno e costruttivo che auspicavo all'inizio di questo mio dire.Nell'ultima domanda mi chiede se, con la scomparsa dell'uomo sulla terra, scomparirà anche il pensiero capace di pensare Dio. Certo, la grandezza dell'uomo sta nel poter pensare Dio. E cioè nel poter vivere un rapporto consapevole e responsabile con Lui. Ma il rapporto è tra due realtà. Dio - questo è il mio pensiero e questa la mia esperienza, ma quanti, ieri e oggi, li condividono! - non è un'idea, sia pure altissima, frutto del pensiero dell'uomo. Dio è realtà con la "R" maiuscola. Gesù ce lo rivela - e vive il rapporto con Lui - come un Padre di bontà e misericordia infinita. Dio non dipende, dunque, dal nostro pensiero. Del resto, anche quando venisse a finire la vita dell'uomo sulla terra - e per la fede cristiana, in ogni caso, questo mondo così come lo conosciamo è destinato a venir meno -, l'uomo non terminerà di esistere e, in un modo che non sappiamo, anche l'universo creato con lui. La Scrittura parla di "cieli nuovi e terra nuova" e afferma che, alla fine, nel dove e nel quando che è al di là di noi, ma verso il quale, nella fede, tendiamo con desiderio e attesa, Dio sarà "tutto in tutti".

Papa-discorsoEgregio Dott. Scalfari, concludo così queste mie riflessioni, suscitate da quanto ha voluto comunicarmi e chiedermi. Le accolga come la risposta tentativa e provvisoria, ma sincera e fiduciosa, all'invito che vi ho scorto di fare un tratto di strada insieme. La Chiesa, mi creda, nonostante tutte le lentezze, le infedeltà, gli errori e i peccati che può aver commesso e può ancora commettere in coloro che la compongono, non ha altro senso e fine se non quello di vivere e testimoniare Gesù: Lui che è stato mandato dall'Abbà "a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista, a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare l'anno di grazia del Signore" (Lc 4, 18-19).

Con fraterna vicinanza. Francesco

(http://www.repubblica.it/cultura/2013/09/11/news/sintesi_lettera_bergoglio-66283390/)

 
Analisi della lettera di papa Francesco
alla luce del pensiero di Dio e di Gesù Cristo


Che dire di questa lettera scritta da papa Francesco per Eugenio Scalfari? Molti hanno detto: “L’ho letta e mi è proprio arrivata al cuore. Mi ha dato speranza”. La loro conclusione è oggettivamente corretta? L’ho letta anch’io e l’ho trovata pervasa dal desiderio di essere accettati dall'uomo anziché di rendere gloria a Dio. Contraddizioni, incoerenze, inattendibilità e ambiguità, che da sempre hanno caratterizzato la natura e l’opera della cristianità apostata, sono evidenti in questa lettera che si propone di avvicinare l’uomo a Dio, riuscendo invece soltanto a snaturare l’essenza della verità cristiana deificando la coscienza individuale. Figli dunque di questo dio minore che è la coscienza umana. La coscienza umana priva dell’accurata conoscenza di Dio e della Sua guida spirituale non ha impedito a persone credenti e non credenti di commettere crimini atroci contro l’umanità. A conferma di ciò la Bibbia dichiara:

“E siccome non hanno approvato di ritenere Dio nell’accurata conoscenza, Dio li ha abbandonati a un disapprovato stato mentale, affinché facciano le cose sconvenienti,  essendo essi pieni di ogni ingiustizia, malvagità, concupiscenza, malizia, essendo pieni d’invidia, assassinio, contesa, inganno, malignità, essendo sussurratori,  maldicenti, odiatori di Dio, insolenti, superbi, millantatori, inventori di cose dannose, disubbidienti ai genitori, senza intendimento, falsi negli accordi, senza affezione naturale, spietati. Benché questi conoscano molto bene il giusto decreto di Dio, che quelli che praticano tali cose meritano la morte, non solo continuano a farle, ma anche approvano quelli che le praticano”. — Romani 1:28-32, TNM.

 1) - La cosa triste è che così la Chiesa Cattolica, modellata da Satana, sarà ancora una volta riuscita a sviare molti, moltissimi, legittimandoli a seguire la propria coscienza invece di rendersi accettevoli a Dio. Qualcuno potrebbe obiettarmi: “Non si può parlare così del Papa, perché è un sant’uomo di Dio!” Sorge la domanda: “Lo è veramente?”

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Papa Wojtyla riceve bacio da Lech Walesa e inchino da Silvio Berlusconi. Dalle parole ispirate dell’apostolo Pietro atteggiamenti di questo tipo sono inaccettabili per chi si dichiara cristiano, cioè seguace di Gesù Cristo.


Non è mancanza di rispetto, ma legittimo desiderio di pervenire alla verità, intesa come ciò che è conforme ai fatti della storia del cristianesimo. Tale desiderio è da censurare per riverenza verso l’uomo costituito capo della Chiesa Cattolica? Così non sia! La verità storica innanzi tutto e prima di tutto, per la gloria di Dio e ad esclusione della glorificazione dell’uomo. Un esempio di questa illecita autoglorificazione umana è quello del papato di Roma. Nel dizionario ecclesiastico di Lucio Ferraris si legge:


“Il papa è di tale dignità e altezza che è non semplicemente un uomo, ma, per così dire, Dio, e il Vicario di Dio”. La sua corona è triplice “quale re del cielo, della terra e dell’inferno”. Lo stesso dizionario prosegue: “Il papa è, per così dire, Dio sulla terra, il solo principe dei fedeli di Cristo, il massimo re di tutti i re”. Ancora si afferma: “Il papa può a volte contrastare la legge divina”. — Prompta bibliotheca canonica iuridica moralis theologica, edita nel 1746 e ristampata fino al 1885.

Questo richiama alla mente non Cristo, ma il suo acerrimo nemico, l’anticristo, “l’uomo dell’illegalità, il figlio della distruzione. Egli si pone in opposizione e s’innalza al di sopra di chiunque è chiamato “dio” o oggetto di riverenza, così che si mette a sedere nel tempio del Dio, mostrando pubblicamente di essere un dio”. — 2 Tessalonicesi 2:3, 4, TNM.

A differenza dei discepoli di Gesù, che vestivano come il popolo, il papa indossa spesso vesti molto elaborate e accetta di buon grado l’adulazione degli uomini. Il papa permette che la gente si inchini davanti a lui, gli baci l’anello, in passato che lo portassero sulle spalle, seduto su una sedia speciale, come un antico faraone egiziano. Che vanità hanno manifestato i papi nel corso dei secoli!
Che contrasto con l’umile semplicità di Pietro, che disse a Cornelio, l’ufficiale dell’esercito romano che in segno di omaggio si era inginocchiato davanti a lui:

Alzati: anch’io sono un uomo!” — Atti 10:25, 26, CEI 1974.

Che contrasto con l’angelo che diede la Rivelazione all’apostolo Giovanni! Giovanni tentò di inchinarsi con venerazione davanti a tale angelo, ma questi dichiarò:

Sta attento! Non farlo! Io sono solo un compagno di schiavitù tuo e dei tuoi fratelli che sono profeti e di quelli che osservano le parole di questo rotolo. Adora Dio”. — Rivelazione 22:8, 9, TNM.

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Baciamano di Silvio Berlusconi a papa Ratzinger e di Luigi Gubitosi a papa Bergoglio

 

Infine, che abisso con Gesù il quale, alla fine del suo ministero terreno disse al suo celeste Padre YHWH queste significative parole:

Io ti ho glorificato sulla terra, avendo finito l’opera che mi hai dato da fare”. — Giovanni 17:4, TNM.

Il sig. Jorge Mario Bergoglio porta avanti l’opera di Dio o porta avanti l’opera di Satana glorificando la Chiesa Cattolica? Quando il suo predecessore papa Joseph Ratzinger ha visitato la Germania nel 2006, numerosi operatori economici si sono dati da fare con sufficiente anticipo per trarre profitto pecuniario dall’avvenimento. Anche la chiesa cattolica ha scelto un partner commerciale per la vendita esclusiva di oggetti legati al sacro. Tra i souvenir in vendita c’erano rosari, candele, bottigliette di acqua santa, tazze, berretti, magliette, portachiavi e bandiere del Vaticano. La rivista tedesca Der Spiegel ha commentato:

La Chiesa Cattolica ha le mani in pasta nel commercio, ... come se Gesù non avesse mai scacciato i mercanti dal tempio”.

Che dire della cosiddetta successione apostolica, la dottrina secondo cui i dodici apostoli avrebbero avuto dei successori ai quali sarebbe stata trasmessa l’autorità per diritto divino? Nella Chiesa Cattolica Romana coloro che, come gruppo, sono considerati i successori degli apostoli sono i vescovi, mentre il papa sarebbe il successore di Pietro. Si afferma che i pontefici romani siano i legittimi successori di Pietro, ne occupino la posizione, la cattedra e ne assolvano le funzioni; tutto questo perché, si sostiene, Cristo avrebbe conferito a Pietro il primato dell’autorità sull’intera Chiesa. In realtà si tratta di un insegnamento completamente estraneo alla Bibbia e quindi al cristianesimo.

'SARAI CONDANNATA'. (Matteo 12:37)

Cardinali

In un libro di approfondimento sulle pratiche e insegnamenti della cristianità, in particolare della Chiesa Cattolica, si legge quanto segue:


I presunti successori degli apostoli si sono attenuti agli insegnamenti e alle pratiche di Cristo e dei suoi apostoli?
Un dizionario cattolico afferma: La Chiesa di Roma è apostolica, perché la sua dottrina è la fede una volta rivelata agli Apostoli, fede che essa custodisce e spiega, senza aggiungervi né togliervi”. (A Catholic Dictionary, di W. E. Addis e T. Arnold, Londra, 1957, p. 176) È questo ciò che mostrano i fatti?


COSA MOSTRANO I FATTI
:   DOTTRINE CHE DIFFAMANO DIO

Identità di Dio

Trinità è il termine impiegato per indicare la dottrina principale della religione cristiana. — The Catholic Encyclopedia (1912), Vol. XV, p. 47.
Il NT non conosce il termine ‘trinità’ applicato a Dio ... il cristianesimo primitivo non possedeva ancora una dottrina trinitaria già pienamente elaborata”. (Dizionario dei concetti biblici del Nuovo Testamento, EDB, 1980, pp. 498, 499) “Né la parola Trinità, l’esplicita dottrina in quanto tale, compare nel Nuovo Testamento ... La dottrina si sviluppò a poco a poco nel corso di diversi secolie attraverso molte dispute”. — The New Encyclopædia Britannica (1976), Micropædia, Vol. X, p. 126.
Esegeti e teologi biblici, incluso un numero sempre crescente di cattolici, riconoscono che non si dovrebbe parlare di trinitarismo nel Nuovo Testamento senza serie riserve. Da parte degli storici dogmatici e dei teologi sistematici si riconosce inoltre in modo strettamente parallelo che, quando si fa riferimento a un’esplicita dottrina trinitaria, vuol dire che ci si è spostati dalle origini del cristianesimo all’ultimo venticinquennio circa del IV secolo. — New Catholic Encyclopedia (1967), Vol. XIV, p. 295.

Celibato ecclesiastico

Nell’enciclica sul “Celibato sacerdotale” (1967), Paolo VI ribadì l’esigenza del celibato ecclesiastico, pur ammettendo che “il Nuovo Testamento, nel quale è conservata la dottrina di Cristo e degli Apostoli, non esige il celibato dei ministri sacri ... Gesù stesso non ha posto questa pregiudiziale nella scelta dei Dodici, come anche gli Apostoli per coloro i quali venivano preposti alle prime comunità cristiane”. — Lettera enciclica “Sacerdotalis Cælibatus” di S.S. Paolo VI sul celibato ecclesiastico, Edizioni Paoline 1967, p. 5.

Re-in-ginocchio-papa1 Cor. 9:5, PS: “Non abbiamo anche noi il diritto di portare con noi una moglie credente come l’hanno gli altri apostoli e i fratelli del Signore e Pietro?” (Altre versioni qui hanno “Cefa”, nome aramaico di Pietro; vedi Giovanni 1:42. Vedi anche Marco 1:29-31, dove si parla della suocera di Simone, cioè di Pietro).

1 Tim. 3:2, Ri: “Il vescovo bisogna che sia ... marito di una sola donna [“non sposato che una sola volta”, CEI]”.

Prima dell’èra cristiana il buddismo imponeva il celibato ai suoi sacerdoti e monaci. (History of Sacerdotal Celibacy in the Christian Church, di Henry C. Lea, Londra, 1932, 4a edizione, riveduta, p. 6) Ancor più anticamente, gli ordini superiori del sacerdozio babilonese erano tenuti a praticare il celibato. — The Two Babylons, di A. Hislop, New York, 1943, p. 219.

1 Tim. 4:1-3, CEI: “Lo Spirito dichiara apertamente che negli ultimi tempi alcuni si allontaneranno dalla fede, dando retta a spiriti menzogneri e a dottrine diaboliche ... Costoro vieteranno il matrimonio”.

Separazione dal mondo

Nel 1965 Paolo VI, rivolgendosi alle Nazioni Unite, disse: “I popoli della terra si volgono alle Nazioni Unite come all’ultima speranza di concordia e di pace; riteniamo di portare qui, col loro omaggio di onore e di speranza, anche il nostro proprio omaggio. — The Pope’s Visit, New York, 1965, servizio speciale di Time-Life, p. 26.

Giov. 15:19, CEI: “[Gesù disse:] Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma io vi ho scelti dal mondo, per questo il mondo vi odia.

Giac. 4:4, CEI: “Chi dunque vuole essere amico del mondo si rende nemico di Dio”.

Ricorso alle armi

Lo storico cattolico E. I. Watkin scrive: “Per quanto sia doloroso ammetterlo, non possiamo, negli interessi di una falsa edificazione o di una disonesta lealtà, negare o ignorare il fatto storico che i vescovi hanno regolarmente sostenuto tutte le guerre combattute dal governo del loro paese. In effetti non conosco un solo caso in cui la gerarchia di una nazione abbia condannato una guerra dichiarandola ingiusta ... Quale che sia la teoria ufficiale, in pratica la norma seguita in tempo di guerra dai vescovi cattolici è stata ‘Il mio paese ha sempre ragione”. — Morals and Missiles, a cura di Charles S. Thompson, Londra, 1959, pp. 57, 58.

Matt. 26:52, CEI:Allora Gesù gli disse: ‘Rimetti la spada nel fodero, perché tutti quelli che mettono mano alla spada periranno di spada”.

1 Giov. 3:10-12, CEI:Da questo si distinguono i figli di Dio dai figli del diavolo: ... non è da Dio ... chi non ama il suo fratello. Poiché questo è il messaggio che avete udito fin da principio: che ci amiamo gli uni gli altri. Non come Caino, che era dal maligno e uccise il suo fratello”.

Alla luce di quanto precede, coloro che asseriscono di essere i successori degli apostoli hanno veramente insegnato e messo in pratica le parole di Cristo e degli apostoli? — Ragioniamo facendo uso delle Scritture, Watch Tower Bible and Tract Society of Pennsylvania, 1990, pp. 382-384.

ALTRI FATTI
CHE ESCLUDONO L'ORIGINE CRISTIANA DEL PAPATO


1.   Sulla base dell’autorità di Cristo dichiarata in Matteo 16:18, non era Pietro ma Gesù la “pietra” su cui fu edificata la chiesa o congregazione Cristiana.

2.  Sulla base dell’autorità divina dichiarata in Atti 4:8-11, 1 Pietro 2:4-8 ed Efesini 2:20, sia Pietro che Paolo compresero che la “pietra” o “pietra angolare” era Cristo, non Pietro.

3 Sulla base dell’autorità divina di Atti 2:4, 14 e Atti 10:19, 20, non fu Pietro a giudicare chi meritava di entrare nel Regno celeste, ma Cristo.

4.  Pietro non è mai stato a Roma.

5.  Non esiste una linea ininterrotta di presunti successori di Pietro fino all’attuale papa.

6.  Ne I due libri delle ritrattazioni il teologo Agostino, considerato santo dalla Chiesa Cattolica, ammise di essersi in precedenza sbagliato, perché si era reso conto che Cristo e non Pietro è la pietra di fondamento della congregazione cristiana. Al riguardo si legge:

Sempre durante lo stesso tempo del mio sacerdozio, scrissi anche un libro contro la lettera di Donato... In un certo luogo del libro, parlando dell’Apostolo Pietro, dissi che la Chiesa è basata in lui come sulla pietra ... In seguito però ho esposto spessissimo le parole dette dal Signore: ‘Tu sei Pietro e sopra questa pietra edificherò la mia Chiesa’; come se per, ‘sopra questa’, si dovesse intendere quello che Pietro ha affermato quando ha esclamato: ‘Tu sei il figlio di Dio vivo’; e che Pietro ha preso nome da questa pietra, perché raffigura la persona della Chiesa edificata sopra questa pietra, ed ha ricevuto le chiavi del regno dei cieli. Non gli è stato detto infatti: Tu sei pietra, ma Tu sei Pietro; pietra era il Cristo, e Simone che lo aveva riconosciuto come lo riconosce tutta la Chiesa, fu detto appunto Pietro”. — I due libri delle ritrattazioni, Libreria Editrice Fiorentina, 1949, traduzione del prof. Primo Montanari, pp. 117, 118.

Come nel caso della dottrina dell’evoluzione, così, anche nel caso della dottrina del papato di derivazione pietrina non occorre produrre un’enormità di prove per convincersi che è fasulla e che va respinta con decisione. Il fatto che la Chiesa Cattolica Romana sia in vita da secoli non ne attesta né garantisce l’origine cristiana, ma semmai, alla luce di ciò che insegna e dichiara la Bibbia in quanto parola di Dio, ne sancisce la natura apostata, come si legge nella seconda lettera ai cristiani tessalonicesi:

Comunque, fratelli, riguardo alla presenza del nostro Signore Gesù Cristo e al nostro radunamento presso di lui, vi preghiamo di non essere presto scossi dalla vostra ragione né di eccitarvi sia per un’espressione ispirata che per un messaggio verbale o per una lettera come se [venisse] da noi, secondo cui il giorno di Geova sia venuto. Nessuno vi seduca in alcuna maniera, perché esso non verrà se prima non viene l’apostasia e non è rivelato l’uomo dell’illegalità, il figlio della distruzione. Egli si pone in opposizione e s’innalza al di sopra di chiunque è chiamato “dio” o oggetto di riverenza, così che si mette a sedere nel tempio del Dio, mostrando pubblicamente di essere un dio. Non ricordate che, mentre ero ancora con voi, vi dicevo queste cose?

E ora sapete ciò che agisce da restrizione, in vista della sua rivelazione al proprio tempo stabilito. nfatti, il mistero di questa illegalità è già all’opera; ma solo finché colui che ora agisce da restrizione non sia tolto di mezzo. Allora, in realtà, sarà rivelato l’illegale, che il Signore Gesù sopprimerà con lo spirito della sua bocca e ridurrà a nulla mediante la manifestazione della sua presenza. Ma la presenza dell’illegale è secondo l’operazione di Satana con ogni opera potente, e segni e portenti di menzogna, e con ogni ingiusto inganno per quelli che periscono, come retribuzione perché non hanno accettato l’amore della verità per essere salvati. E per questo Dio lascia andare da loro un’operazione di errore, perché credano alla menzogna, affinché siano tutti giudicati perché non hanno creduto alla verità ma hanno preso piacere nell’ingiustizia".2 Tessalonicesi 2:1-12, TNM.

Papa-rideJorge Mario Bergoglio : uomo di Dio o uomo di marketing clericale?

Pur attenendomi all’insegnamento scritturale che identifica la Chiesa Cattolica Romana come la chiesa apostata predetta in 2 Tessalonicesi 2:1-12, disapprovo coloro che con vignette satiriche e scritti irriverenti dileggiano la figura del papa, il quale è comunque il capo dello stato vaticano ed in quando tale meritevole di rispetto. Egli renderà conto a Dio del suo operato ed il suo giudizio non sonnecchia affatto come alcuni potrebbero pensare considerando la storia millenaria del cattolicesimo. Vedi l’esplicita dichiarazione riportata in 2 Pietro 2:3.


QUELLO CHE PAPA BERGOGLIO NON HA SCRITTO NELLA SUA LETTERA

Stabilito che ciò che ha scritto papa Francesco per Eugenio Scalfari non proviene da Dio, possiamo comunque analizzarne i passaggi principali per notare le devianze rispetto al pensiero di Dio rivelato nelle Scritture. Nei paragrafi iniziali Bergoglio si richiama alla fede cristiana in quanto fede nella figura di Gesù Cristo e ne lamenta, per contrasto e paradosso alla sua luce spirituale con cui è nata e si è diffusa nel mondo, l’essere stata spesso bollata come il buio della superstizione che si oppone alla luce della ragione”. Già qui Bergoglio mostra di non osservare l’obiettività storica, perché in realtà non è stata la luce della verità di Cristo a venire attaccata, quanto l‘oscurantismo della dogmatica clericale cattolica.

Se le tenebre spirituali sono calate nell’occidente cristianizzato la colpa è da attribuirsi dalla Chiesa Cattolica Romana. Nel suo libro L’Universo intelligente l’astrofisico Fred Hoyle ha affermato che molti scienziati temono di ammettere un intervento di Dio per un preciso motivo:

Gli scienziati ortodossi sono più interessati a prevenire un ritorno delle intemperanze religiose del passato che non a ricercare più oltre la verità [ e questo interesse] ha dominato il pensiero scientifico per tutto il secolo XIX. — Op. cit., trad. di G. Paoli e R. Morelli, Mondadori, 1984, p. 9.

Infatti, in tutta la sua storia la religione cattolica ha perpetrato gravi intemperanze. Nel Medioevo, per esempio, la dottrina della creazione fu manipolata per giustificare il sostegno della Chiesa di Roma alle autocrazie europee. Se ne ricavò il principio che gli esseri umani si trovano nelle loro rispettive condizioni, di ricchezza o povertà, per volere divino. Hoyle ha spiegato:

Preti-oscuriIl clero della cristianità nasconde la faccia rispetto alle sue gravi responsabilità storiche

Ai figli più giovani dei ceti più favoriti dalla fortuna si insegnava che questo era il ‘sistema di Dio’, perché essi ricevevano poco o niente dalla loro condizione e i lavoratori erano costantemente esortati ad accontentarsi del ‘posto al quale Dio si era compiaciuto di chiamarli’”. — L’Universo intelligente, p. 26.

Di conseguenza non deve sorprendere che, come ha dichiarato Fred Hoyle, molti temano un ritorno alle “intemperanze religiose del passato” e papa Bergoglio mostra di eludere questo insanabile e gravissimo problema. Infatti, anziché soddisfare il bisogno spirituale dell’uomo, spesso la falsa religione lo ha sfruttato per il proprio vantaggio. In editoriale del periodico India Today si legge:

Con la reputazione che si è fatta nel corso dei secoli, c’è da meravigliarsi che la religione abbia conservato ancora un minimo di credibilità ... In nome del supremo Creatore ... gli esseri umani hanno perpetrato le atrocità più abominevoli contro i loro simili. — http://m.news24. com/news24/MyNews24/Science-Religion-and-the-Search-for-Truth-20120731.

La pessima reputazione che la falsa religione si è fatta ha influito notevolmente anche sul pensiero di Charles Darwin. Egli infatti scrisse:

Gradualmente ho smesso di considerare il cristianesimo una rivelazione divina… Il fatto che molte false religioni si siano diffuse come un incendio incontrollabile in vaste zone della terra ha influito in qualche modo su di me. — http://m.news24.com/news24/ MyNews24/Science-Religion-and-the-Search-for-Truth-20120731.

Già in questo iniziale approccio della sua lettera, papa Bergoglio ha clamorosamente sorvolato sui fatti della storia che hanno riguardato e tutt’ora riguardano la Chiesa Cattolica, cioè le sue colpe imperdonabili. Questo notevole difetto non deve tuttavia sorprendere, perché è tipico degli uomini di Chiesa eludere le gravi responsabilità della Chiesa, in quanto hanno messo quest’ultima al posto di Dio. Per contrasto, i veri uomini di Dio hanno sempre mostrato un’ammirevole onestà intellettuale.

L'OPERATO E LO STILE DEI VERI UOMINI DI DIO

Ad esempio, denunciando le conseguenze dovute all’infedeltà della chiesa e della nazione ebraica verso la legge di Dio, il profeta Daniele scrisse:

E volgevo la mia faccia a Geova il [vero] Dio, per cercar[lo] con preghiera e con suppliche, con digiuno e sacco e cenere. E pregavo Geova mio Dio e facevo confessione e dicevo: “Ah Geova il [vero] Dio, grande e tremendo, che osserva il patto e l’amorevole benignità verso quelli che lo amano e verso quelli che osservano i suoi comandamenti, noi abbiamo peccato e fatto il male e agito malvagiamente e ci siamo ribellati; e c’è stato uno sviarsi dai tuoi comandamenti e dalle tue decisioni giudiziarie. E non abbiamo ascoltato i tuoi servitori i profeti, che hanno parlato in tuo nome ai nostri re, ai nostri principi e ai nostri antenati e a tutto il popolo del paese. A te, o Geova, ap-partiene la giustizia, ma a noi la vergogna della faccia come in questo giorno, agli uomini di Giuda e agli abitanti di Gerusalemme e a tutti quelli d’Israele, quelli vicini e quelli lontani in tutti i paesi nei quali li hai dispersi a causa della loro infedeltà con la quale agirono contro di te.

O Geova, a noi appartiene la vergogna della faccia, ai nostri re, ai nostri principi e ai nostri antenati, perché abbiamo peccato contro di te. A Geova nostro Dio appartengono le misericordie e gli atti di perdono, poiché ci siamo ribellati contro di lui. E non abbiamo ubbidito alla voce di Geova nostro Dio per camminare nelle sue leggi che egli ci pose dinanzi per mano dei suoi servitori i profeti. E tutti quelli d’Israele hanno trasgredito la tua legge, e c’è stato uno sviarsi col non ubbidire alla tua voce, così che versasti su di noi la maledizione e la dichiarazione giurata che è scritta nella legge di Mosè il servitore del [vero] Dio, poiché abbiamo peccato contro di Lui. Ed egli eseguiva le sue parole che aveva pronunciato contro di noi e contro i nostri giudici che ci giudicarono, facendo venire su di noi una grande calamità, tale che non si è fatto sotto tutti i cieli come si è fatto in Gerusalemme. Proprio come è scritto nella legge di Mosè, tutta questa calamità è venuta su di noi, e non abbiamo placato la faccia di Geova nostro Dio volgendoci dal nostro errore e mostrando perspicacia nella tua verità.

E Geova vigilava sulla calamità e infine la fece venire su di noi, poiché Geova nostro Dio è giusto in tutte le sue opere che ha fatto; e noi non abbiamo ubbidito alla sua voce. “E ora, o Geova nostro Dio, tu che facesti uscire il tuo popolo dal paese d’Egitto con mano forte e ti facevi un nome come in questo giorno, abbiamo peccato, abbiamo agito malvagiamente. O Geova, secondo tutti i tuoi atti di giustizia, ti prego, si ritirino la tua ira e il tuo furore dalla tua città Gerusalemme, tuo santo monte, poiché, a causa dei nostri peccati e a causa degli errori dei nostri antenati, Gerusalemme e il tuo popolo sono oggetto di biasimo presso tutti quelli che sono intorno a noi. E ora ascolta, o nostro Dio, la preghiera del tuo servitore e le sue suppliche, e fa splendere la tua faccia sul tuo santuario che è desolato, per amore di Geova. Porgi il tuo orecchio, o mio Dio, e odi. Apri i tuoi occhi e vedi le nostre condizioni desolate e la città che è stata chiamata col tuo nome; poiché non secondo i nostri atti giusti facciamo cadere dinanzi a te le nostre suppliche, ma secondo le tue molte misericordie. O Geova, odi. O Geova, perdona. O Geova, presta attenzione e agisci. Non tardare, per amore di te stesso, o mio Dio, poiché il tuo proprio nome è stato invocato sulla tua città e sul tuo popolo”. — Daniele 9:3-19, TNM.

In questo mondo l’ipocrisia religiosa non è una novità. Ai capi religiosi del suo tempo, apostati e amanti del potere, Gesù disse:

Di fuori in realtà apparite giusti agli uomini, ma dentro siete pieni d’ipocrisia e illegalità”. — Matteo 23:28 , TNM.

Il vero cristianesimo, diversamente dal falso cristianesimo che è diventata una religione di marketing, non ha il volto dellipocrisia per questi tre fondamentali motivi:

1)    Il vero cristianesimo ‘non fa parte del mondo’. (Giovanni 17:16)
2)    I suoi seguaci non hanno nulla a che fare con la religione corrotta, la politica e l’avido sistema commerciale.
3)    I suoi seguaci non si fanno ingannare da filosofie vuote e ingannevoli che negano l’esistenza di un Creatore.

Anche sul problema dell’evoluzione biologica la Chiesa si è compro-messa, al punto che uno scienziato cauto come Giuseppe Sermonti ha dovuto ammettere quanto segue:
La posizione della Chiesa lascia aperto un grande problema biologico. Se il Signore ha immesso l’anima nel corpo umano, quando ha constatato che questo era così ben organizzato da poterla accogliere, come la evoluzione organica dell’uomo è proceduta fino al momento della sacra benedizione? Come si è formato un cervello capace di Dio in un golem? Come il corpo umano ha raggiunto per gradi la simiglianza di Cristo? La Chiesa non si troverebbe in queste aporìe, se avesse evitato di aderire troppo in fretta all’idea che, nella storia della vita, un ominide abbia percorso il cammino sulle nocche alla schiena diritta e l’occhio alle stelle. L’uomo — abbiamo sostenuto — è nato d’improvviso, d’un balzo, cioè in modo non darwiniano. Il salto ontologico è stato anche un salto biologico”. — Dimenticare Darwin Ombre sull’evoluzione , Rusconi, Milano, 1999, p. 110.

Nel descrivere le contraddizioni della Chiesa Cattolica il microbiologo e genetista Giuseppe Sermonti ha parlato di aporìe, dal termine greco aporia che nella filosofia greca antica indicava l'impossibilità di dare una risposta precisa ad un problema poiché ci si trovava di fronte a due soluzioni che per quanto opposte sembravano entrambe apparentemente valide. In questo caso l’aporia cui si trova davanti la Chiesa consiste nel cercare di conciliare fra loro tre cose che sono fra loro assolutamente inconciliabili:

1
)    la Bibbia,

2   lafilosofia evoluzionistica e
3)    la filosofia greca.

Come ha osservato Giuseppe Sermonti, la Chiesa si trova in queste aporìe a causa dei compromessi che ha fatto con il mondo. Ci sono stati membri del clero che hanno rilevato questo problema. Ad esempio, nell’ormai lontano 1957, l’ecclesiastico cattolico Fulton Sheen (1895–1979) ha fatto questa significativa ed esplicita ammissione:
 “Se io non fossi cattolico e volessi trovare quale sia oggi, nel mondo, la vera Chiesa, andrei in cerca dell’unica Chiesa che non va d’accordo con il mondo. Andrei in cerca della Chiesa che è odiata dal mondo. Infatti, se oggi nel mondo Cristo è in qualche Chiesa, Egli dev’essere tuttora odiato come quando viveva sulla terra. Se dunque oggi vuoi trovare Cristo, trova la Chiesa che non va d’accordo con il mondo … Cerca quella Chiesa che i mondani vogliono distruggere in nome di Dio come crocifissero Cristo. Cerca quella Chiesa che il mondo rifiuta, come gli uomini rifiutarono di accogliere Cristo. — http://www.colle valenza.it/Riviste/2005/Riv0805/Riv0805_07.htm.

                                                                                            (Continua... pagina 2)

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