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I LIMITI DELLA SCIENZA che non tiene conto di DIO - Parte 1


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La fine dell’ateismo, inizia quando finisce la cecità,
ed inizia a risplendere la vera speranza

PARTE 1

Richard Dawkins

Uno dei "giganti" della dottrina atea integralista,
la teoria dell'evoluzione,

alla fine della sua carriera, ha dichiarato:

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“Ho fallito: ho perso la mia battaglia per l’ateismo“.

Dopo una vita accademica dedicata alla negazione di Dio e all’apologia dell’ateismo, il celebre scienziato Richard Dawkins ha dovuto fare questa ammissione: Ho fallito: ho perso la mia battaglia per l’ateismo“. Se dopo una vita sciupata nell’inutile sforzo di combattere contro Dio il dotto Dawkins si è sentito completamente sconfitto, tu lettore, se sei disposto a combattere per la vera fede ricercando le prove per poter avere fiduci a nella speranza cristiana, sarai in grado di acquistare una nuova conoscenza menzionata da Gesù nel vangelo: “Questo significa vita eterna, che acquistino conoscenza di te, il solo vero Dio, e di colui che tu hai mandato, Gesù Cristo”. Giovanni 17:3, TNM.

Personalmente ho dovuto constatare che l’ateismo è una forma di cieca credulità, poiché nella maggioranza dei casi l’ateo non ha la più pallida idea delle molteplici incoerenze dell’ateismo. Ad esempio, cosa ne sanno molti atei dei problemi insormontabili posti in essere dalla testimonianza dei fossili nel cambriano? Cosa ne sanno molti atei dei problemi insormontabili posti in essere dall’ipotesi dell’abiogenesi? O dall’idea stessa del mutazionismo e del trasformismo biologico?

Molti potrebbero osservare che ci sono gli ‘specialisti’ dell’evoluzionismo, scienziati che sbandierano ai quattro venti il loro ateismo e ne fanno l’apologia nei libri che hanno scritto per screditare la creazione divina. Ma è razionale fidarsi di tali illustri pareri di ‘esperti’ in evoluzionismo? È razionale fidarsi del parere di altri famosi uomini di cultura umanistica che professano pubblicamente e sponsorizzano fervidamente il binomio ateismo-evoluzionismo? Facciamo alcuni esempi.

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In data 22 marzo 2012 nel sito dell’UCCR (Unione Cristiani Cattolici Razionali) è stato pubblicato questo articolo del biologo Enzo Pennetta dove si legge:

“La scienza si basa sul metodo scientifico sperimentale, un metodo che di là degli sviluppi apportati da filosofi come Popper, Kuhn, Lakatos e Feyerabend, non può prescindere da un elemento fondamentale: la prova. Nel caso della teoria dell’evoluzione neodarwiniana (o Sintesi moderna) si prevede la comparsa di nuovi caratteri come conseguenza di mutazioni casuali, la prova corroborante consisterebbe dunque nell’osservazione di una o più mutazioni casuali che portino ad un nuovo carattere.

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“Lo scorso novembre avevamo parlato di una famosa intervista nella quale il prof. Richard Dawkins non era stato in grado di rispondere ad un intervistatore che gli chiedeva proprio tale prova, cioè di indicare un solo caso di mutazione (osservata) con incremento di informazione. La stessa domanda, che ricordiamo è al centro del metodo scientifico, è stata rivolta lo scorso 1 marzo al prof. Pievani, ma anche in questo caso non è giunta alcuna risposta. In compenso però un prova l’abbiamo avuta: che certe domande sono “politicamente scorrette”.

Limiti-13“Il riferimento è ad un’intervista intitolata “ Replica a Telmo Pievani-Intervista ad Enzo Pennetta apparsa sul blog “Lo Sgamato”, intervista che era stata concessa in seguito alle critiche che avevo mosso ad una precedente intervista rilasciata allo Sgamato proprio da Telmo Pievani e intitolata “Intervista a Telmo Pievani per il Darwin Day 2012″. Alla fine della mia replica, per non cadere in polemiche sterili, ponevo al prof. Pievani una domanda fondamentale sulla teoria darwiniana, la stessa che in una celebre intervista era stata posta a Richard Dawkins, come si può leggere nelle righe conclusive di seguito riportate: 

«Per mostrare allora come si possa polemizzare ricorrendo ai fatti e non alle accuse “ad personam”, voglio terminare con una domanda al prof. Pievani, la stessa che fu rivolta a Richard Dawkins e alla quale quest’ultimo non seppe fornire una risposta: ci può fare un esempio di una mutazione genetica o di un processo evolutivo in cui si possa vedere un incremento d’informazioni nel genoma? Quando la risposta sarà fornita, potremo iniziare a parlare di teoria corroborata» .

Inchiesta sul darwinismo

Limiti-14“Inchiesta sul darwinismo” è una ricostruzione storica di come la teoria darwiniana si sia inserita non solo nel dibattito scientifico ma anche nella realtà sociale, antropologica e politica dall’ottocento giungendo fino ai giorni nostri e dando origine a quel complesso fenomeno che va sotto il nome generico di “darwinismo”.

     “L’intervista pubblicata sullo Sgamato apriva un’inattesa serie di interventi nei quali, con toni spesso al limite dell’accettabile, venivano fortemente criticate sia le mie affermazioni sul neodarwinismo che io stesso. Il 12 marzo, a 11 giorni dalla pubblicazione dell’intervista al sottoscritto, sul sito dello Sgamato veniva pubblicato un intervento dell’intervistatore che mostrava dispiacere per aver pubblicato tale intervista e aver coinvolto l’inconsapevole prof. Pievani: «Per questo motivo devo scusarmi col professor Pievani per averlo, a sua totale insaputa, tirato in mezzo a un dibattito un po’ buffo e infantile che ancora si consuma nei commenti al mio ultimo articolo. La domanda che Pennetta pone a fine intervista a Pievani è provocatoria e non merita una risposta, men che meno una risposta non provocatoria».

Così vanno le cose quando si affronta il tema del darwinismo. Ma la domanda posta al prof. Pievani non era provocatoria, come detto prima, si tratta della legittima e fondamentale domanda a cui va data una risposta se si vuole sostenere la scientificità e la validità della teoria neodarwiniana. E poiché ad essa non è stata data ancora una risposta, la ripeto anche in questa sede: «prof. Telmo Pievani, ci può fare un esempio di una mutazione genetica o di un processo evolutivo in cui si possa vedere un incremento d’informazioni nel genoma?». http://www.uccronline.it/2012/03/22/ dopo-richard-dawkins-neanche-il-prof-pievani-riesce-a-rispondere/.

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 Nel corso di un’intervista videoregistrata menzionata sopra da Enzo Pennetta, il più famoso difensore del neodarwinismo nonché il maggiore leader dell’ateismo militante contemporaneo, Richard Dawkins, è rimasto in assoluto ed imbarazzato silenzio per ben 17 secondi alla domanda postagli: “Ci può fare un esempio di una mutazione genetica o di un processo evolutivo in cui si possa vedere un incremento di informazioni nel genoma?” Questa domanda ha messo in crisi Dawkins.

  Domande da fare a coloro che si dichiarano atei

   Come giustificare l’abiogenesi in un’atmosfera terrestre riducente?

   Come giustificare la comparsa del codice genetico e del suo meccanismo di traduzione?

   Come giustificare l’assenza completa di fossili nelle rocce pre-fanerozoiche?

   Come giustificare l’assenza di mutazioni macro-evolutive?

   Come giustificare la completa mancanza di autentiche prove fossili di natura evolutiva?

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Il fatto increscioso (per Dawkins) è avvenuto molto prima che lui andasse in pensione annunciando tristemente (come menzionato in precedenza): “Ho fallito: ho perso la mia battaglia per l’ateismo“. Con queste poche laconiche parole Dawkins ha ammesso di non aver scalfito la fede razionale di coloro che credono nell’esistenza di Dio quale sommo Creatore dell’universo, della vita e dell’uomo, ma solo di aver favorito involontariamente la crescita del creazionismo, cioè del fondamentalismo religioso.

Il “meme” di Richard Dawkins:
una teoria speculativa
senza riscontro sperimentale

Questo fatto sconcertante per i discepoli dell’evoluzionismo è avvenuto molto prima rispetto a quando il biologo premio Nobel Gerald Edelman ha respinto completamente l’unico argomento presunto ‘scientifico’ per cui è conosciuto Richard Dawkins ovvero il concetto del “meme”. Nel suo celebre libro Il gene egoista, lo scienziato ateo Richard Dawkins aveva introdotto il termine meme per descrivere un’unità base dell'evoluzione culturale umana analoga al gene, unità base dell'evoluzionebiologica, nella supposizione che il meccanismo di replica, mutazione e selezione si verifichi anche in ambito culturale.

Limiti-16Così come in biologia, la presenza di questi elementi promuoverebbe l'emergere spontaneo di effetti evolutivi, anche se per i memi questi si manifesterebbero in senso diverso rispetto a quello biologico. Nel libro sopra menzionato, Dawkins ha descritto il meme come una unità di informazione residente nel cervello. Si tratta di uno schema che, a detta di Dawkins, può influenzare l'ambiente in cui si trova mediante l'azione degli esseri umani che lo portano e si può propagare attraverso la trasmissione culturale.

Questa definizione altamente congetturale del meme di Richard Dawkins ha prodotto una grande controversia tra sociologi, biologi e scienziati di altre discipline, perché Dawkins non ha dato una spiegazione sufficiente di come la replica di unità di informazione nel cervello controlli il comportamento umano e, alla fine, la cultura. A causa di ciò, il termine "unità di informazione" è stato definito in molti modi diversi da scienziati diversi.

A circa trent'anni di distanza la discussione è ancora in corso sul valore della memetica come disciplina scientifica, che rimane una teoria speculativa senza riscontro sperimentale. Ma ritorniamo alla già menzionata intervista nella quale è stata rivolta a Dawkins la più semplice ed importante delle domande: “Ci può fare un esempio di una mutazione genetica o di un processo evolutivo in cui si possa vedere un incremento di informazioni nel genoma?” Ci si sarebbe aspettato una pronta risposta da parte di uno dei più celebri scienziati evoluzionisti, ma quello che è seguito è stato invece un imbarazzato silenzio di 17 secondi

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Come si vede nel video sopra menzionato, Dawkins chiede imbarazzato ad un certo punto di fermare la registrazione, ma poi riprende a parlare senza rispondere alla domanda che gli era stata posta.

Un assordante “silenzio”
che rapina la vera speranza

Il silenzio di Dawkins non è stato solo il suo silenzio, bensì è il silenzio di tutti i sostenitori della teoria dell’evoluzione, una teoria che ad oltre un secolo e mezzo dalla sua formulazione ha avuto celebrazioni in tutto il mondo ma è completamente priva di una conferma sperimentale ed in quanto tale costituisce un clamoroso inganno a danno del genere umano. Nel suo saggio Per finirla con l’evoluzionismo — Delucidazioni su un mito inconsistente l’autore Daniel Raffard de Brienne ha così concluso il suo argomento:

“La natura ha orrore del vuoto. Anche gli scienziati. Avranno bisogno di molto coraggio per rifiutare una teoria che ha il vantaggio di occupare il terreno delle indagini, quando non ne esiste un’altra che la rimpiazzi. Eppure bisogna rifiutare totalmente e definitivamente l’evoluzionismo. Perché costituisce un ostacolo alla ricerca scientifica. E anche, molto semplicemente, perché il falso. Si è molto più vicini alla verità riconoscendo la propria ignoranza, che perseverando nell’errore. Ora noi ignoriamo come le specie viventi facciano la loro comparsa, come si sviluppino e come si estinguano.

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“Ricordiamoci che la selezione naturale è osservata tramite esperimenti empirici, rientrando nella scienza operativa. L’evoluzione invece viene presunta, perché non si possono fare esperimenti empirici nel passato, e perciò viene chiamata scienza delle origini, o più semplicemente: storia. L’evoluzione rimane quello che è sempre stata, una mera infondata ipotesi. Ora passiamo alla prossima frottola degli evoluzionisti …”. Stefano Bertolini - Presidente A.I.S.O. http://win.origini.info/articolo.asp?id=475

“Certo che la microevoluzione, conosciuta da sempre, perlomeno in modo empirico, può modificare le specie, ma non si deve estrapolarne un’impossibile macroevoluzione che le avrebbe generate dalla materia bruta immaginata eterna. Certo che le tracce lasciate dal passato degli esseri viventi possono a volte sembra estranee testimonianze di una storia misteriosa, ma non si può al momento, a meno di sollevare contraddizioni insolubili, tentare di ricongiungerli con rapporti di discendenza. Le singolarità, le contraddizioni dovrebbero ottenere una spiegazione armoniosa nella quale ogni elemento trovi il suo posto. Poiché la verità, riflesso della sola realtà, è necessariamente unica. In attesa del momento forse lontano in cui l’intelligenza umana, se tale incapacità, potrà accedere da sé all’unica verità, è giunto oggi quello di interrompere lo stato di vita apparente in cui viene mantenuto il cadavere dell’evoluzionismo. Stacchiamo la spina”. — Op. cit., trad. di C. Bardella, Il Minotauro, Roma, 2003, pp. 167, 168.

Le parole di de Brienne sono esplicite ed inequivocabili, permettendo anche al profano o non addetto ai lavori di capire le ragioni del grave imbarazzo manifestato da Richard Dawkins quando gli è stato chiesto di presentare una prova concreta, non presunta, di macroevoluzione, cioè di “incremento di informazioni nel genoma”. In quella circostanza la coscienza di Dawkins non ha retto la situazione e lui è stato costretto a tacere, perché in quel momento non ha potuto mentire.

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Come ha fatto notare il biologo Enzo Pennetta, che ha pubblicato questo filmato di Dawkins sul suo sito web www.enzopennetta.it, è sconcertante che non si possano mostrare casi verificati e osservabili di evoluzione in atto al di fuori della “favoletta” della solita Biston betularia, che non è credibile, come cominciano a riconoscere numerosi evoluzionisti, fra i quali Michael Majerus, docente di Cambridge e tra i più importanti esperti di farfalle al mondo, ed anche uno dei suoi più noti promotori, Jerry Coyne.

 


 

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 Nel migliore dei casi, infatti, si tratta di un altro esempio di microevoluzione (termine altamente ambiguo, facilmente fraintendibile e fuorviante), o variazione all’interno della stessa specie, fenomeno che avviene continuamente in natura ma non ha nulla a che fare con l’evoluzione organica o macro-evoluzione.


Per quanto riguarda il cavallo di battaglia evoluzionistico della famosa farfalla Biston Betularia (vedi foto a lato), nella comunità scientifica c’è perfino il dubbio che questo tipo di farfalla allo stato selvatico si posi davvero sui tronchi di betulle, dal momento che si è scoperto che molte fotografie presenti sui libri di testo sono state inscenate appositamente, come una sorta di uomo di Piltdown moderno.

A prescindere comunque dalla Biston Betularia, occorre notare che la selezione naturale non può assolutamente spiegare la forma e l’esistenza di tutti gli esseri viventi poiché non crea alcuna novità, non avendone assolutamente il potere. Triste a dirsi, ci sono evoluzionisti o fautori dell’evoluzione biologica talmente fanatici e ignoranti che non sanno come stanno le cose per quanto riguarda la selezione naturale, per cui nel loro caso, il giorno in cui scopriranno la verità si troveranno improvvisamente di fronte ad una scelta e resterà da vedere se la loro onestà intellettuale li potrà indurre a rigettare la teoria dell’evoluzione biologica senza tentare disperatamente di difenderla. Ma questo non è il caso di Richard Dawkins, il quale sa benissimo come stanno le cose in campo evoluzionistico.

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“Anche se non ne conosciamo ancora i meccanismi, il nostro parere accademico è che dobbiamo continuare a ricercarli e perseverare nel mantenere la nostra stretta adesione alla visione della dottrina evoluzioistica, perché è l’unica teoria in cui noi possiamo credere”. — professor Jack Monkey, university of Bonombo.

Che Dawkins lo sappia benissimo si è potuto notare nel video in questione, tant’è che non è riuscito a dimostrare il contrario. Lo ha riconosciuto anche Gerd Müller, tra i più prestigiosi evoluzionisti europei, docente presso l’Università di Vienna dove dirige il Dipartimento di Biologia teorica, speaker del Center for Organismal Systems Biology e grande esperto di evo-devo o biologia evoluzionistica dello sviluppo (Evolutionary Developmental Biology[), disciplina scientifica che analizza in chiave evolutiva la struttura e le funzioni del genoma (ovvero l'assetto completo di tutto il DNA contenuto in una cellula). Si tratta di una lettura del divenire delle forme viventi, un vero e proprio labirinto filosofico pseudoscientifico.

Nel 2003 Gerd Müller ha scritto: “Nel mondo neodarwiniano il fattore motivante del mutamento morfologico è la selezione naturale, che può spiegare la modificazione e la perdita di alcune parti del corpo. Ma la selezione non ha capacità innovativa: elimina o conserva ciò che già esiste. Gli aspetti generativi e ordinatori dell’evoluzione morfologica sono pertanto assenti dalla teoria evoluzionistica”. — G. Müller, “Homolgy: The Evolution of Morpholigical Organization”, Mit Press, Vienna Series in Theoretical Biology, Harvard 2003, p. 51.

Quello che ha dichiarato Gerd Müller è ovviamente condiviso da qualunque serio ricercatore, come ha dichiarato già nel lontano 1909 William Bateson: “Lo scopo della selezione naturale è strettamente limitato dalle leggi della variazione. Quanto precise e specifiche siano tali leggi, noi stiamo solo iniziando a capire”. (Mendel’s principles of heredity, Cambridge University Press, 1909, p. 286) Cionondimeno, nell’uso profano o comune che solitamente viene fatto anche a scopo divulgativo per mostrare una prova tangibile della teoria dell’evoluzione capace di soddisfare il pubblico, si ricorre facilmente all’esempio ‘selettivo’ della farfallina che da bianca o chiara è divenuta scura.

Limiti-22Purtroppo la favoletta riguardante la presunta prova dell’evoluzione rappresentata dalla farfalla Biston Betularia ha sedotto i cuori di coloro che difendono e sostengono l’evoluzione biologica per passione. Nell’articolo che segue di Enzo Pennetta, il biologo italiano presenta il caso del premio Nobel per la letteratura Dario Fo, notorio ideologo post-comunista, e quello del matematico Odifreddi:

Asino d’oro 3: Dario Fo
Di Enzo Pennetta - 23 ottobre 2011

“Dopo che nel 2009 è stato assegnato il poco ambito premio dell’ Asino d’oro al Prof. Odifreddi per aver pubblicato sulla rivista Le Scienze un articolo sulla presunta “Formula dell’evoluzione”, oggi andrebbe proposta la candidatura del Nobel Dario Fo, per le dichiarazioni fatte sull’evoluzione nella trasmissione di Fabio Fazio del 22 ottobre scorso.

“Premetto che per il nuovo candidato all’Asino d’oro si chiedono le attenuanti generiche (come del resto ho chiesto per il Prof. Odifreddi), attenuanti derivate dal fatto che le asinerie profferite vengono purtroppo anche stampate sui manuali scolastici in uso in Italia, e suppongo anche all’estero, e conseguentemente insegnate nelle aule scolastiche e universitarie. Ma questo evidentemente non diminuisce la gravità della disinformazione veicolata da così grande nome in una così grandemente seguita trasmissione.

Limiti-23“Il fatto è che nel corso di un monologo all’interno di “che tempo che fa”, il Nobel per la letteratura Dario Fo ha raccontato la vicenda della farfalla nota come “Biston betularia” proponendola come esempio di evoluzione, dichiarando “che cosa significa evoluzione? Vi faccio un esempio: avete mai sentito parlare della falena che da bianca diventa nera…“. Riassumiamo brevemente l’argomento: La farfalla in questione nell’800 era presente in Inghilterra in due varietà, bianca e nera.

“Dopo l'industrializzazione la fuligine scurì la corteccia delle betulle dove la farfalla si posava e quindi sopravvisero maggiormente quelle scure rispetto a quelle chiare. Ma come ho detto le farfalle scure erano presenti già da prima. Nessuna nuova specie era comparsa, come invece afferma Fo al 3° minuto e 8 secondi del monologo: "...era nata una razza nuova". 
(http://www.youtube. com/watch?v=psC_plRGH4Y)

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 “Ecco dunque che l’esempio riportato è fuorviante, esso può solo testimoniare un caso di selezione naturale: “selezione” tra varietà già esistenti dunque, non “evoluzione”. Da rilevare il fatto che il libro di Dario Fo al quale la performance televisiva faceva riferimento, è stato pubblicizzato su Pkaia, il “Portale dell’evoluzione” con un articolo del 16 ottobre intitolato “Dio è nero!”

“Evidentemente per raccontare quelle che R. Lewontin e S. J. Gould chiamavano le “Storie proprio così”, hanno pensato bene di rivolgersi ad almeno dei professionisti, visti i deludenti risultati degli ultimi tempi: CS-Evoluzione dei batteri: in scena le storie proprio così.Un bell’asino d’oro ci vorrebbe proprio, per cominciare sarebbe molto utile per sollevare la questione, in seguito andrebbero poi corretti i testi scolastici dai contenuti ingannevoli. Ma non facciamoci troppe illusioni”. http://www.enzopennetta.it/2011/10/asino-doro3-dario-fo/

Limiti-25 Asino d’oro 1: Odifreddi e l’evoluzione
di Enzo Pennetta - 18 ottobre 2011

“La notizia è del 2009, ma nell’interessantissimo blog del fisico Andrea Macco il dibattito è ancora in corso. La colpa però è davvero tutta dell’impertinente Piergiorgio?

“La motivazione del “premio” è nel titolo di un articolo apparso su Le Scienze dedicato alla formula di Hardy Weinberg e intitolato: La formula dell’evoluzione.

“Una delle cose che più colpisce nel sito di Andrea Macco è il dibattito di altissimo livello che vi si svolge, qualcosa che non è facile trovare in giro. Infatti i protagonisti, oltre al titolare del blog, il fisico Andrea Macco, sono lo stesso Piergiorgio Odifreddi, il Prof. Paolo Diodati dell’Università di Perugia e altri docenti universitari. Ma in questo interminabile confronto che va avanti dal 2009, ciò che colpisce di più è che nella quasi totalità degli interventi non viene affrontato l’argomento che ha dato origine alla disputa: perché la formula di Hardy Weinberg non può essere definita la formula dell’evoluzione?

“Per coloro che non sono degli addetti ai lavori o dei biologi, riporto la formula in questione: p2 + 2pq + q2 = 1 oppure, se vogliamo, l’equivalente: (p + q)2 = 1

“Nella formula p e q rappresentano le frequenze alleliche dei due alleli per un dato gene nella popolazione, nel caso classico di Mendel sarebbero ad es. il colore giallo o verde del seme. Dalla legge di H-W segue che una popolazione è in equilibrio se si verificano le seguenti condizioni:

1.
Non devono verificarsi mutazioni
2. Non deve verificarsi un flusso di geni tra popolazioni, cioè non deve esserci una migrazione netta di alleli verso
      l'interno della popolazione (immigrazione) o verso l´esterno (emigrazione);
3. La popolazione deve essere ampia (teoricamente infinita);
4. Non si deve verificare selezione naturale, vale a dire tutti i genotipi devono possedere le stesse capacità
     adattative e riproduttive.
5. Panmissia: incroci casuali.

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“Soddisfatte queste condizioni, le frequenze alleliche entro una popolazione rimarranno costanti per un periodo di tempo indefinito.

“Tale equilibrio è proprio quello espresso dalla equazione di H-W. Si tratta dunque di vedere se la formula in questione può essere esplicativa del fenomeno dell’evoluzione. A detta di quasi tutti gli intervenuti tale definizione non può effettivamente essere accettata. Cercheremo adesso di mostrare perché essa non può essere definita formula dell’evoluzione. Per aiutarci sarà utile vedere un grafico cartesiano della stessa:

“Come vediamo le distribuzioni di aa; Aa; AA sono comprese tra i valori estremi zero e uno (frequenza allelica sull’asse orizzontale e genotipica su quello verticale): se non c’è la comparsa di un nuovo allelequelli esistenti possono variare dalla composizione “aa” a quella “aA” a quella “AA“. Restando nell’esempio di Mendel, i semi possono essere o gialli (AA e aA) o verdi (aa):

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“Ma si può parlare di evoluzione solo se nella specie compare un nuovo allele che nel grafico non è presente. Se cioè tra i semi dell’esempio comparisse un nuovo allele, per un seme che fosse ad es. marrone. Sarebbe dunque la comparsa di un allele nuovo, che potremmo chiamare “al-fa“, ad innescare un processo evolutivo.

“Dire quindi che la formula di H-W è la formula dell’evoluzione è come dire che l’evoluzione non c’è quando non c’è, e c’è quando c’è. In poche parole è un’ovvietà che non spiega niente.

“Ma forse non è tutta colpa del Prof. Odifreddi, di qualche altro e ben più importante “Asino d’oro” ,come si può leggere in questa seconda parte di questo articolo.http://www.enzopennetta.it/2011/10/odifreddi-e-lasino-doro-per-levoluzione/

     

La VERITÀ
è una sedia scomoda
 

su cui pochi sono disposti a
sedersi

Limiti-34

Arrivati a questo punto, quali sono le vostre conclusioni? Potrebbero esserci ancora della resistenza e delle riserve mentali sia da parte di coloro che hanno scelto l’ateismo o l’agnosticismo e sia da parte di coloro che si configurano nella massa dei credenti, facenti parte delle varie religioni della cristianità, siano essi cioè cattolici, protestanti, evangelici, ortodossi e via dicendo. Non c’è dubbio che rivedere i propri modelli di pensiero è uno degli sforzi più grandi che la mente umana sia disposta a compiere. In effetti molti non si sentono spinti ad intraprendere alcuna ricerca per scoprire la verità delle cose che corrisponde alla realtà dei fatti.

Uscire da questo stallo non è facile e richiede una serie di qualità quali la modestia, cioè la consapevolezza dei propri limiti, e l’onestà intellettuale, cioè la capacità di mettere in discussione ciò in cui si è sempre creduto per amore di ciò che è vero. Molti sono incerti proprio in relazione alla necessità di assumere nuove responsabilità verso la verità. Ci sono tuttavia dei fatti nel mondo naturale che ci indicano qual è il percorso giusto da seguire: se rimanere nelle proprie convinzioni con un livello del tutto inattendibile di credibilità, oppure impegnarsi nella ricerca della verità ovunque essa possa emergere.

 Molti dovrebbero riflettere sul fatto che è stata la ricerca della verità a permettere il progresso scientifico e tecnologico della società umana. Se i nostri antenati fossero stati di mente ristretta, oggi non avremmo l’elettricità, i mezzi di trasporto che ci consentono di spostarci da un continente all’altro o da una località all’altra, i telefoni, i computer, la televisione e molte medicine che ci consentono di curare le malattie e di farci vivere in condizioni di salute migliori.

La necessità di avere
una mente aperta

Limiti-35Il nostro desiderio di comprendere la necessità di avere una mente aperta e di non farci del male da soli rifiutandoci di conoscere i fatti per quello che sono e non per quello che crediamo che siano, merita tutta la nostra attenzione. Dobbiamo riconoscere che, malgrado le nostre molteplici diversità, come esseri umani siamo tutti fatti allo stesso modo.

Che lo riconosciamo oppure no, praticamente ogni giorno tutti siamo in cerca di risposte. Vogliamo sapere come sarà il tempo l’indomani, in quale orario possiamo prendere un mezzo di trasporto, quale sarà il momento migliore per concederci un periodo di ferie, quale operazione bancaria è più conveniente per tutelare i nostri risparmi, in quale struttura ospedaliera sarà meglio rivolgerci per far fronte a un serio problema sanitario, e molto altro ancora.

Ci sono vari livelli di profondità della realtà che generano le nostre domande e che richiedono delle risposte. Sarebbe un errore limitare la nostra ricerca di risposte ad un livello molto superficiale di realtà, questo perché l’uomo è fatto per porsi delle domande ad un livello più profondo, domande che richiedono risposte ad un livello altrettanto profondo. Tali risposte più profonde sono assolutamente indispensabili per capire qual è il vero senso della nostra vita e se abbiamo compreso chi siamo e dove stiamo andando. Alcune di queste domande più profonde sono queste: COME È AVVENUTO L’ESISTENZA DELL’UNIVERSO? CHE RUOLO HANNO IN ESSO GLI ESSERI UMANI?

Notiamo quali commenti hanno fatto alcuni scienziati:
   alcune citazioni di sei scienziati tratte dal video DVD
(Il fascino dell’universo, edizioni GBU)


“Il nostro desiderio di comprendere l’universo è strettamente legato alla natura umana, alla nostra intelligenza. Possediamo infatti la capacità di riflettere su queste cose”. (Prof. Barbara Drossel, università di Darmstadt)

“Vogliamo sapere chi siamo. Per capire meglio la nostra identità umana dobbiamo conoscere le nostre origini. (Prof. John C. Lennox, università di Oxford)

“Radicato in noi c’è il desiderio di porci delle domande. C’è una sorta di irrequietezza interiore in noi esseri umani. Ci rendiamo conto che sotto la superficie c’è qualcosa di più profondo e desideriamo scoprire che cos’è, proprio perché siamo degli esseri umani. Vogliamo risposte a queste domande profonde, la più grande delle quali è: ci sono veramente delle risposte? Non si trovano queste risposte solo rimanendo sulla superficie della realtà. Bisogna andare più a fondo e non limitarsi a osservare la natura dicendo: questo risponde alla mia domanda. Si deve entrare nel dettaglio e rifletterci su in modo più profondo. Non è sufficiente limitarsi a formulare semplici considerazioni, ma bisogna riflettere profondamente su ciò che si sta osservando”. (Prof. Alister McGrath, King College di Londra)

Limiti-36    Avete notato le parole di questi primi tre scienziati? È la nostra stessa natura umana che ci impone di conoscere le risposte ad un livello più profondo, non limitandoci all’auto compiacimento derivante dall’accontentarci innaturalmente di una visione superficiale della nostra esistenza.

L’ignavia morale o spirituale, l’apatia o pigrizia mentale che ci rende meschini nei confronti di noi stessi, del nostro prossimo e della nostra stessa vita, è il male oscuro della società umana. È quel male che ci fa diventare stupidi, facile preda di falsi insegnamenti, ipocriti, pieni di arroganza e di inutile orgoglio, inclini ad essere ingannati dalle menzogne politiche, religiose, pseudo scientifiche, sociali e filosofiche che circolano abbondanti in questo mondo sbagliato. Molti si approcciano in modo insensato ed errato a questioni importanti che richiederebbero invece ben altro atteggiamento.

Il campionario delle tante banalità e stupidità umane, è costellato da queste espressioni:

“Io credo solo quello che vedo e Dio non l’ho mai visto”,
“la scienza ha dimostrato che Dio non esiste”,
“io credo a quello che ha dimostrato Darwin, cioè che l’uomo proviene dalla scimmia”,
“siamo animali e abbiamo i loro stessi istinti”,
“io sono nato con questa religione e non la cambio”,
“nulla potrà mai farmi cambiare idea”,
“la Chiesa è apostolica e come tale è la Chiesa di Cristo”,
“sono gli uomini che sbagliano, ma la Chiesa è infallibile”,
“per me Dio significa Trinità e non sono disposta/o a discutere su questo”,
“io credo solo a quello che mi dice il Papa”,
“io credo nell’aldilà e nessuno può togliermi questa idea”,
“io non cambio la mia religione”,
“io sto come sono”,
“io non credo più a niente e a nessuno”,
“io rimango delle mie idee e non voglio sentire altro perché non mi interessa”,
“io credo in Dio ma a modo mio e nessuno può dirmi di cambiare” …

Come dev’essere vista
la realtà in cui viviamo

Come potete notare la collezione delle banalità/stupidità umane è quasi infinita e la maggioranza delle persone non si accorge che ragionando in questo modo si priva della possibilità di conoscere il vero, cioè la verità. Parlando di VERITÀ, comunque, non la intendiamo in senso generale, ma diamo ad essa lo stesso significato che le diede Gesù Cristo duemila anni fa quando disse: “Conoscerete la verità, e la verità vi renderà liberi”. (Giovanni 8:32) La verità che rende liberi è la verità riguardo a Gesù Cristo e al suo ruolo nell’adempiere i propositi di Dio. Il Regno messianico celeste, il cui Re è Cristo, è ciò che realizzerà la volontà di Dio per la Terra, e Gesù rese di continuo testimonianza a questa verità. La verità cristiana rende liberi dalla schiavitù del peccato e della morte e libera dall’ignoranza del proposito di Dio per l’umanità.

Limiti-37Nel suo libro Un significato per l’esistenza: psicoterapia e umanismo, lo psichiatra Viktor Emil Frankl (1905–1997) ha osservato: “Al giorno d’oggi un numero sempre maggiore di individui dispone di risorse per vivere, ma non di un significato per cui vivere”. (Op. cit., trad. di G. Pessa, Città Nuova Editrice, Roma, 1990, pp. 22-23) L’enorme disponibilità di cose materiali resa possibile dalla società dei consumi ha indotto la maggioranza delle persone a concentrare i loro interessi sui bisogni fisici della loro esistenza, trascurando invece pericolosamente i fondamentali bisogni spirituali. In che cosa consistono essenzialmente questi bisogni spirituali? Nel trovare la vera risposta a queste domande esistenziali: CHI SIAMO? QUALI SONO LE NOSTRE ORIGINI? DA DOVE VENIAMO? DOVE ANDIAMO? QUAL È IL VERO SCOPO DELLA NOSTRA VITA?

La teleologia o fine determinato

evidente nel mondo fisico

Limiti-37aDopo aver commentato i progressi fatti dall’uomo in cam-po scientifico e tecnologico, un noto giornalista del Wall Street Journal ha osservato: “Nel contemplare l’uomo stes-so, i suoi dilemmi, il suo posto nell’universo, abbiamo fatto ben poco progresso dall’inizio del tempo. Ci chiediamo ancora chi siamo e perché siamo e dove siamo diretti”.Nessun evoluzionista, ateo o agnostico, nessun cattolico, protestante, evangelico o ortodosso, nessun buddista, nessun musulmano, induista o shintoista è in grado di reggere il confronto con quanto dichiarato dalla Bibbia sulle reali condizioni e prospettive del genere umano:

“Se per il fallo di un uomo molti son morti, l’immeritata benignità di Dio e il gratuito dono con l’immeritata benignità del solo uomo Gesù Cristo sono abbondati assai di più a molti”. (Romani 5:15) “Così, dunque, come per mezzo di un solo fallo [quello di Adamo] risultò a uomini d’ogni sorta la condanna, similmente anche per mezzo di un solo atto di giustificazione [mediante Gesù Cristo] è risultato a uomini d’ogni sorta che son dichiarati giusti per la vita. Poiché come per mezzo della disubbidienza d’un solo uomo molti furono costituiti peccatori, similmente anche per mezzo dell’ubbidienza di una sola persona molti saranno costituiti giusti”. (Romani 5:18, 19, TNM) Divinizzando Cristo la cristianità lo ha trasformato in un’icona idolatrica, togliendogli la peculiare caratteristica di strumento teleologico dell’eterno proposito di Dio, come dichiara Efesini 3:11.

Papa Francesco
ha una speranza per la gente?

Limiti-39Ultimamente papa Bergoglio va dicendo ai suoi ascoltatori dalla finestra del suo palazzo in piazza S. Pietro:“Non vi fate rubare la speranza”. Per questo è stato definito come il papa della speranza. Ma qual è la speranza che milioni di cattolici devono salvaguardare? Quella di andare nell’aldilà dopo la morte? Quella di vedere questo mondo migliorare? Sono entrambe speranze cristianamente infondate. La parola di Dio non offre alcuna speranza per questo mondo corrotto invisibilmente governato da Satana. La vera speranza cristiana che anima milioni di veri cristiani non riguarda né questo mondo né un aldilà che non esiste. La Bibbia esorta:Non amate il mondo né le cose del mondo. Se uno ama il mondo, l’amore del Padre non è in lui; perché tutto ciò che è nel mondo — il desiderio della carne e il desiderio degli occhi e la vistosa ostentazione dei propri mezzi di sostentamento — non ha origine dal Padre, ma ha origine dal mondo. Inoltre, il mondo passa e pure il suo desiderio, ma chi fa la volontà di Dio rimane per sempre. (1 Giovanni 2:15-17, TNM) La speranza cristiana è di sopravvivere alla fine di questo mondo malvagio e continuare a vivere su un mondo nuovo, rinnovato e purificato, sotto il Regno di Dio. Questa è la speranza che tu, lettore, non devi farti rubare!

Qual è perciò la “verità” che può rendere liberi? (Giovanni 8:32) È la verità imperniata su Gesù Cristo, non certo la presunta verità imperniata sulle idee confuse di scienziati come Charles Darwin, Richard Dawkins, Stephen Hawking, Piergiorgio Odifreddi, Margherita Hack, o di religiosi come Agostino, Origene, Martin Lutero, papa Wojtyla, Ratzinger o Bergoglio.

Oggi, come tanti emuli di Friedrich Wilhelm Nietzsche, molti dichiarano che “Dio è morto” oppure, come tutti coloro che ignorano il significato dell’avvertimento dato da Gesù in Matteo 13:24-30, 37-42 e dall’apostolo Paolo in 2 Tessalonicesi 2:3-12, credono che Dio sia rappresentato in Terra dall’attuale papa cattolico Francesco, in realtà potente strumento mediatico dell’uomo dell’illegalità. (2 Tessalonicesi 2:3, TNM)

La superficialità è ciò che caratterizza il pensiero debole oggi così prevalente. La gente ‘beve’ tutto quello che viene spacciato come vero, nella convinzione di aver capito tutto e di aver bisogno di rivedere le proprie idee. Facciamo alcuni esempi. Alla domanda come ha avuto origine l’universo, molti rispondono menzionando il big bang. Ma in realtà questa è solo una risposta superficiale. È ormai evidente che l’universo ha avuto inizio con il cosiddetto big bang e che si sta espandendo a velocità sempre maggiore.

Ma le vere domande riguardano un livello più profondo della realtà e richiedono conseguentemente risposte più profonde:

1) - CHE COSA HA DATO INIZIO ALL’UNIVERSO?
2) - LE CONDIZIONI NECESSARIE ALLA COMPARSA DELLA VITA SONO STATE CREATE INTENZIONALMENTE?
3) - C’È UN DIO ONNIPOTENTE CHE HA DESIDERATO E VOLUTO DIVENTARE IL CREATORE?

4) - DOVREMMO ASSUMERCI DELLE RESPONSABILITÀ MORALI VERSO IL DIVINO CREATORE?
5) - DIO HA UN PROPOSITO PER L’UOMO?

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Risposte
della scienza

che fanno intuire Dio


Anche se molti si possono sorprendere, è un fatto indiscutibile che la scienza non può dare una risposta a queste domande. Ma le risposte alle domande più profonde richiedono la necessità di rivolgersi ad una fonte di conoscenza molto più profonda di quella scientifica e questa fonte può essere solo una rivelazione di Dio Onnipotente. Questa sembrerebbe la conclusione più logica e razionale, ma incredibilmente da molti non è accettata, anzi, è perfino avversata e contrastata. Per quale motivo? Alcuni provano fastidio nel riconoscere questo fatto e lasciano che il loro pregiudizio ideologico condizioni il loro modo di pensare e le loro scelte esistenziali.

Tuttavia se sapessero come stanno le cose nell’ambito della scienza, soprattutto le scienze naturali, forse non avrebbero un atteggiamento così dogmatico e ristretto. Le distanze abissali dei corpi celesti presenti nella vastità dell’universo sono percorse dalla luce che, pur viaggiando alla velocità di 300.000 chilometri al secondo, impiega centinaia di migliaia, milioni o perfino miliardi di anni per giungere fino a noi. Ciò significa che noi non possiamo conoscere nulla dello stato attuale di tali corpi celesti così distanti: non possiamo conoscere lo stato attuale dell’universo. Sono soltanto i modelli matematici che ci consentono di comprendere il ciclo di vita delle stelle e delle galassie, non le osservazioni astronomiche.

Il matematico dell’università di Oxford John C. Lennox ha osservato: “Nelle scienze naturali non si può provare nulla da un punto di vista puramente matematico. Una prova reale si può avere soltanto nella matematica pura, dove vi sono regole accettate della logica e dove ci si può porre la domanda: cosa si deduce da una serie di assiomi? In tutte le altre scienze naturali si parla solo di prove”. Queste prove possono essere espresse in formule matematiche.

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Gli scienziati che osservano e studiano l’universo sviluppano modelli matematici che possono essere verificati attraverso simulazioni al computer e quindi interpretano i risultati ottenuti e formulano delle teorie. Ma questo loro modo di procedere li espone alla possibilità di commettere degli errori come tutte le persone comuni e questo può causare gravi danni alla società umana nel complesso e alle singole persone nel particolare. Il prof. Arnold Benz, dell’università di Zurigo, ha osservato: “Le osservazioni sono obiettivamente i fatti che tutti possono misurare e che dovrebbero essere ripetibili. Sono le interpretazioni, cioè le spiegazioni di questi risultati che potrebbero essere sbagliate. Si tratta di una teoria e ogni teoria può essere sbagliata, qualunque teoria”.

Così, coloro che si sono convinti che la scienza abbia escluso Dio, sono vittime di un’idea sbagliata che a sua volta deriva da una teoria altrettanto sbagliata. Ma il fatto che tutti i corpi celesti ubbidiscano a delle leggi matematiche è motivo di stupore per gli scienziati obiettivi: il fatto straordinario è che noi esseri umani possiamo capire l’universo matematicamente. A questo proposito il famoso fisico Albert Einstein disse: La cosa più incomprensibile dell’Universo è che esso sia comprensibile”.Questa frase di Einstein esprime la meraviglia di fronte a ciò che normalmente diamo per acquisito, scontato: la capacità che è stata data all’uomo dal suo Creatore di conoscere e di rapportarsi con ogni aspetto dell’universo.

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In questo universo l’uomo non ha un ruolo marginale ma, secondo nuove e affascinanti teorie, ne costituisce il vero e proprio centro. Questo è un altro modo di concepire l’idea di centro, in un certo senso è il più profondo. Nel corso di un’intervista Marco Bersanelli, tra i curatori della mostra di Euresis "Alle colonne d'Ercole. Gli estremi confini dell'impresa scientifica" ha osservato: “Gli antichi pensavano che l’uomo e la terra fossero fisicamente al centro dell’universo. Se noi assumiamo per vero che questa fosse una presunzione di importanza dell’uomo nell’universo, dobbiamo pensare che una cosa viene considerata come la più importante non tanto quando viene messa in evidenza al centro della stanza, ma quando la presenza di questo oggetto-scopo lega insieme tutte le cose. Noi adesso ci stiamo accorgendo che l’uomo non è al centro dell’universo nel senso che è un punto appariscente, ma è valida, nuova, l’i-potesi che sia il gradino più alto vivente: quel particolare oggetto nell’universo, per fare il quale c’è bisogno di tutto l’universo e che è in rapporto con tutto l’universo. Come dice il Salmo 8: l’uomo dà il nome a tutte le creature, è il signore della natura: non nel senso che può farne ciò che vuole, ma che si rapporta con tutto”. http://www.meetingrimini.org/news/default.asp?id=676&id_n=540.

In merito alla famosa frase di Einstein circa la comprensibilità dell’universo, noi questa corrispondenza tra le cose che esistono e la nostra capacità di comprenderle ed elaborarle nella nostra conoscenza la diamo molto per scontata, mentre invece è qualcosa di straordinario, come sottolinea ancora Marco Bersanelli, docente di Astrofisica e Meccanica all’Università degli Studi di Milano e collaboratore presso IASF, Istituto Nazionale di Astrofisica:

“È vero, è profondissimo il mistero di come accada che la nostra ragione e coscienza siano in grado di rapportarsi alle cose e di conoscerle, fino a livelli che sono assolutamente lontani da una utilità di sopravvivenza. Sottolineo questo aspetto perché tutto il neo-darwinismo vorrebbe far risalire a una questione di “selezione” tutte le capacità umane, mentre su questo abbiamo un contro-esempio enorme. Dato che, col metodo scientifico, riusciamo a descrivere cosa succede a una stella quando collassa, stiamo parlando di qualcosa che non ha nulla a che fare con la nostra sopravvivenza, né in pratica, né nel metodo che usiamo. E’ un dono che abbiamo e che ci fa capire come l’uomo sia stato pensato per abbracciare e per dare scopo a tutto ciò che esiste. Non è una dimostrazione, ma è un segno che ci stupisce”. http://www.meetingrimini.org/news/default.asp?id=676&id_n=540.

Non solo Dio ci ha dato la capacità di capire la realtà del mondo fisico, ma ci ha fornito anche un’altra grande qualità, come si legge nella Bibbia: Sappiamo che il Figlio di Dio è venuto e ci ha dato la capacità intellettuale di acquistare conoscenza del Vero. [Il Vero è Dio] E noi siamo uniti al Vero, per mezzo del Figlio suo Gesù Cristo. Questi [il Vero e Padre di Gesù] è il vero Dio e la vita eterna”. (1 Giovanni 5:20, TNM) In altre parole, l’uomo è stato creato per rapportarsi con Dio e relazionarsi profondamente con Lui. Così è stato fin dal principio della creazione umana, fino a quando il peccato di ribellione di Adamo ed Eva ha distrutto questo speciale rapporto.

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Per quanto riguarda l’intellegibilità matematica delle osservazioni astronomiche menzionata da Einstein, questa ci consente di fare affermazioni sul passato e sul futuro dell’universo. In questo modo è possibile stabilire dei modelli globali circa la storia dell’universo. L’intellegibilità di Dio, cioè la capacità di comprendere il pensiero e i sentimenti del Creatore, è possibile esaminando il mondo fisico e soprattutto la sua rivelazione scritta, la sacra Bibbia.

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 Il già citato professor Lennox ha dichiarato: “L’universo deve soddisfare precise condizioni affinché possa esistere la vita così come noi la conosciamo. Devono essere soddisfatti alcuni parametri basilari entro limiti molto ristretti”. 


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Spiegando il concetto, la prof. Barbara Drossel ha detto: “Per esempio, i rapporti tra le forze fondamentali della natura dovevano avere valori molto specifici, affinché, in seguito al big bang, l’universo non si espandesse troppo rapidamente e fosse impedito alle stelle di formarsi a causa del loro troppo veloce all’allontanamento le une dalle altre. Al contrario, se l’universo collassasse troppo rapidamente, non ci sarebbe tempo per la formazione di stelle e galassie”.

Limiti-46A sua volta lo scienziato Peter C. Hägele, ex professore di fisica dell’università di Ulm, ha dichiarato: “I limiti molto ristretti sono evidenziati ad esempio nella correlazione fra la gravità e la forza che ha fatto espandere l’universo. Ovviamente sappiamo bene che la gravità fa sì che la materia attragga la materia e ne causi la condensazione, mentre sappiamo molto poco della forza che l’ha fatta allontanare. Circa l’inizio del big bang ci sono davvero soltanto speculazioni, ma si può riflettere su come le due forze debbano essere finemente calibrate, come l’universo si sia evoluto proprio nel modo in cui l’ha fatto e come nacque la vita”
  
Quanto deve essere accurata questa calibrazione delle due forze? Quanto è tollerante l’universo verso cambiamenti in questo rapporto per continuare a consentire la nostra esistenza? Il prof. Hägele risponde: “Questa calibrazione è stata stimata in 1 a 10 60 , ossia 1 con 60 zeri. Inimmaginabile … È necessario che il bilanciamento delle forze sia così preciso, in questo modo l’universo da un lato si sta espandendo, ma dall’altro consente locali condensazione di galassie, stelle e pianeti.”

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 Il prof. Alfred Krabbe, dell’università di Stoccarda, ha aggiunto: Oggi noi vediamo che l’universo nel suo insieme, con le sue costanti fondamentali, è predisposto in modo tale che tutte queste cose possono accadere. Qualora queste costanti fondamentali venissero modificate, tutto si disperderebbe o addirittura non esisterebbe. Per cui non avremmo affatto delle stelle, delle galassie, della polvere cosmica della vita non avrebbe più alcun sostegno.

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 “Si ritiene comunemente che la natura sia tollerante nei confronti di piccole variazioni. Qui sulla terra notiamo che ci si può permettere un po’ di inquinamento, però poi si deve rimediare. Con l’universo le cose sono diverse: al di fuori dei suoi parametri non funziona”.


Limiti-49Si può paragonare questa situazione all’apertura di una cassaforte. Questo è possibile solo se tutti i numeri della combinazione sono messi in un ordine ben preciso. È così anche con le forze fondamentali dell’universo che devono rimanere entro i loro ristretti limiti affinché la vita organica sia possibile. Tuttavia, il fatto che esista un pianeta del sistema solare e su di esso vi sia la vita rimane una questione del tutto diversa.

Limiti-50Il prof. Alfred Krabbe lo ha così spiegato:“Abbiamo bisogno di una galassia che abbia una certa distribuzione della massa e che il sole sia collocato non troppo vicino né troppo lontano. Questo deve avvenire in un universo che consenta la formazione di altre galassie e che queste siano sufficientemente lontane per evitare troppe collisioni almeno al presente e che la materia si comporti in modo che possa formarsi un sole, che la produzione di energia possa essere mantenuta per lungo tempo così che noi possiamo vivere qui senza problemi e che la vita sia sostenuta per un tempo sufficientemente lungo”.

Il già citato Peter C. Hägele ha osservato: “La teoria del big bang non dice nulla riguardo l’origine dell’universo. Si tratta soltanto del suo stato iniziale. Non sappiamo nulla, in effetti, di come questo stato iniziale sia stato raggiunto. Sono state proposte teorie nel tentativo di rispondere all’ovvia domanda: cosa c’era prima del big bang? come ad esempio la teoria del campo di quanti da cui si sarebbe originata questa esplosione. Allo stato attuale si tratta soltanto di speculazioni, e poi ci sono teorie diverse. Il fatto è che non abbiamo alcun modo di verificarle sperimentalmente”.

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 La prof. Barbara Drossel ha osservato: “Questa idea che l’universo non è statico ed eterno ma si sta espandendo, in un primo momento ha incontrato molta resistenza. Se è in espansione, all’inizio doveva avere dimensioni molto piccole e questo sa molto di un atto creativo. Io penso che sia stato questo il motivo per cui un certo numero di studiosi hanno respinto questa idea”.


Limiti-52È evidente che l’universo ha avuto inizio e si sta espandendo a velocità sempre maggiore. Le domande da farsi sono queste: Che cosa ha dato inizio all’universo? Le condizioni necessarie alla comparsa della vita sono state create intenzionalmente? La scienza non è assolutamente in grado di dare una risposta a tali domande. Può solo darci interessanti indizi. Quali?

Grazie ai progressi compiuti in campo astronomico e fisico, gli scienziati hanno imparato molto sui fattori che rendono speciale il nostro posto nell’universo. Innanzi tutto il sistema solare è situato nella regione più adatta della Via Lattea: non troppo vicino al suo centro né troppo lontano. In questa regione poco popolata, che gli scienziati chiamano “zona abitabile”, la concentrazione degli elementi chimici essenziali per la vita è quella ideale. Più lontano, questi elementi sono insufficienti; più vicino, l’ambiente è troppo pericoloso a motivo di una maggiore presenza di radiazioni potenzialmente letali e a causa di altri fattori. Al riguardo la rivista Scientific American ha osservato: “Viviamo in una zona residenziale di prim’ordine”.

La nostra galassia è formata da circa 300 miliardi di stelle ed il Sole è una di queste. Ma dove si trova la nostra stella nella Via Lattea? Nella foto di sopra è stata usata una galassia simile alla nostra per cercare di dare al lettore l’idea della posizione del Sistema Solare. Come si vede, siamo piuttosto in periferia. Infatti il Sole è situato a circa 27.000 anni luce dal centro della Galassia, nel braccio di Orione, uno dei bracci a spirale della nostra Galassia, situato tra il braccio di Perseo (più esterno) e quello del Sagittario (più interno). Poiché la nostra galassia ruota attorno al proprio asse, anche il Sole si muove: compie un giro completo in circa 250 milioni di anni, alla velocità di 220 chilometri al secondo. Pur essendo una nana gialla, una stella poco più grande della media, il Sole è una stella straordinaria, soprattutto per la sua stabilità al fine di favorire la vita sul nostro pianeta.

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 All’interno del sistema solare tutti i pianeti ruotano nelle loro rispettive orbite intorno al Sole. Un fatto interessante è che la Terra non è sola nella sua orbita intorno al Sole, perché è accompagnata dalla Luna. La Luna è importante per la Terra in quanto stabilizza l’asse del nostro pianeta che è leggermente angolato. Se non ci fosse la Luna, l’asse di rotazione della Terra sarebbe molto sensibile alle interferenze e a causa di ciò la Terra inizierebbe a vacillare ed il corso delle stagioni sarebbe completamente sovvertito.

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Se la Luna fosse più vicina, questo rallenterebbe la rotazione della Terra e di conseguenza la durata dei giorni aumenterebbe. Sarebbe una tragedia se un giorno durasse un mese. Non solo la Luna, ma anche Giove svolge un ruolo importante nello stabilizzare il nostro pianeta. Il sistema solare ha un’altra caratteristica straordinaria. I quattro pianeti giganti Giove, Saturno, Urano e Nettuno orbitano attorno al Sole a notevole distanza dalla Terra. Ma tali pianeti assolvono un compito essenziale per la Terra.

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Infatti gli astronomi li hanno paragonati a giganteschi “aspirapolvere spaziali” perché la loro forte attrazione gravitazionale aspira i grandi meteoroidi che altrimenti potrebbero mettere in pericolo la vita sulla Terra. Non ci sono dubbi che il sistema solare sia stato progettato in modo da favorire la vita sulla Terra.

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Naturalmente ci sono degli scettici che non vogliono riconoscere questo fatto, preferendo credere che il cieco caso abbia prodotto l’universo e in esso il nostro sistema solare. Tuttavia, tutte le evidenze disponibili depongono a favore delle creazione divina. Nella loro fantasia i fautori del caso immaginano anche scenari finali catastrofici.

 

 Segue pag. 2

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